«Io il terrorismo l’ho vissuto e dico: non dividiamoci. E per difendere la nostra libertà, prepariamoci anche ad accettare qualche sacrificio sul terreno della privacy». Parola di , il deputato varesino del Pd che è membro della commissione difesa di Montecitorio e che, dopo aver visto scorrere le immagini di Parigi, ha ripescato nella sua memoria i momenti drammatici degli Anni di Piombo, vissuti
in prima persona. Ieri mattina era previsto un momento clou della sua campagna per le primarie, con la presentazione del programma e il primo gazebo in piazza Monte Grappa, ma dopo una nottata di notizie tragiche in arrivo da Parigi non se l’è sentita di far finta di niente, così ha chiamato gli altri candidati alle primarie per chiedere una giornata di astensione.
«In un momento come questo occorre la sensibilità per interpretare i sentimenti di fondo dell’opinione pubblica – spiega il deputato Pd – Essere qui con le bandiere e i palloncini anziché uniti in maniera composta e sobria sarebbe stato fuori luogo».
Tanto più, aggiunge Marantelli, «per chi, facendo parte della commissione Difesa, sa quanto sia insidiosa la minaccia ma anche quanto sia stato fatto per combatterla».
Ad esempio l’ultimo decreto antiterrorismo, che «punta sul contrasto che deve muovere da internet, dalla rete, dalla cibernetica, dove si organizzano queste cellule, facendo esaltare l’impegno sulla prevenzione e l’intelligence».
Una direzione che produce risultati, come dimostrano «l’operazione del Ros dei Carabinieri che ha stroncato un’organizzazione pericolosissima a Merano, o l’intervento di qualche settimana fa in Sardegna. Noi abbiamo una lezione che purtroppo alcuni come me hanno imparato direttamente, quella del terrorismo del nostro Paese».
«Non era un fenomeno da prendere sottogamba: è stato sconfitto innanzitutto dall’unità di tutte le forze politiche. E la nostra intelligence forse ha qualcosa in più perché ha maturato quell’esperienza».
Un periodo di gioventù che Marantelli ricorda bene: «Io non ho mai avuto paura, nemmeno quando in una rapina in banca mi hanno puntato una pistola alla pancia – racconta – ma quegli anni, gli Anni di Piombo, erano momenti di grande preoccupazione e di massima allerta. Soprattutto per chi, come il sottoscritto, era berlingueriano».
E l’attuale deputato ricorda il giorno del rapimento di , con la scorta trucidata in via Fani: «Facevo il cassiere al Credito Varesino. Appena si diffuse la notizia, la prima reazione fu di abbassare la saracinesca e chiudere lo sportello». Oggi però è diverso: «Ci sono enormi differenze rispetto a quel periodo – prosegue il deputato Pd – ma una lezione che ci lascia è che di fronte ad un nemico così pericoloso la cosa più sbagliata sarebbe alimentare divisioni tra forze politiche, istituzioni e popolazioni. Allora il terrorismo fu sconfitto anche perché forze popolari, con posizioni diverse, non tentennarono nello schierarsi a difesa della democrazia. Anche oggi bisogna fare muro».
Anche perché, e Marantelli non ha remore a ripeterlo, «siamo in guerra. Mi dicevano che esageravo quando parlavo di Terza Guerra Mondiale, ma mi sembra che anche il Papa l’abbia detto in più occasioni, compreso in queste ore. È una guerra guerreggiata: il Sinai dopo l’intervento della Russia, dopo Hezbollah il Libano, Parigi dopo che si è mossa la Francia. Ora bisogna essere pronti anche a compromessi, coinvolgendo Russia, Iran, Egitto, Turchia».
E se per Marantelli, «non c’è uno scontro tra Occidente e Islam, ma la difesa della civiltà della Rivoluzione Francese, libertè, egalitè, fraternità», il contrasto all’Isis potrebbe imporre qualche sacrificio.
«Nel nostro Paese abbiamo strumenti, organizzazione e forza sufficienti per rispondere. Ma di fronte ad un attacco così insidioso credo che non si debba di sicuro compromettere la libertà del cittadino ma anche che se qualche sacrificio sul fronte della privacy dovrà essere fatto, vada accettato».













