Roma, 21 mar. (TMNews) – “Io di politica non capisco niente, già quattro note riesco a mala pena a leggerle, ma quando sono fuori non penso che Tiziano è nato lassù e Antonello da Messina laggiù: per me sono due italiani. Questo non è un discorso politico, sennò che faccio il parlamentare? Voglio solo dire che questa è l’Italia, noi con questa orchestra rappresentiamo l’Italia, tutta”. Il maestro Riccardo Muti, al termine del concerto nell’aula della Camera per il 150° dell’Unità d’Italia, ha difeso con un discorso a braccio l’unità e la coesione del Paese.
Poi Muti ha insistito sulla necessità di mirare al bene comune. “Tutti, nell’orchestra, suonano parti diverse ma tutti – ha spiegato Muti – devono mirare a un bene comune che è l’armonia, il mondo è disarmonico, la musica non è una cosa da ascoltare per passare un po’ di tempo ma un modo per costruire l’armonia”.
E ancora: “Il direttore d’orchestra non è un dittatore, porta la sua idea, che alle volte può essere buona e alle volte cretina – ha concluso Muti -, all’orchestra e tutti tendono non al proprio bene ma al bene di tutti”.
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