VARESE (p.orl.) Grande incertezza all’Insubria sull’avvio dei corsi. Il coordinamento dei ricercatori dell’ateneo ha organizzato due assemblee aperte a tutti in contemporanea alle 14 del 5 ottobre a Varese (nell’aula magna della facoltà di Scienze in via Dunant 3) e a Como (nell’aula magna di via Valleggio 11), per spiegare le ragioni della prevista astensione dall’attività didattica e le proposte alternative.
«L’università ha potuto reggersi in piedi fino ad oggi solo grazie al senso di responsabilità dei ricercatori – denuncia il coordinamento in un comunicato -. Ciononostante, il Ddl Gelmini penalizza pesantemente proprio i ricercatori abolendo il loro ruolo per il futuro e non garantendo a quelli in servizio una ragionevole prospettiva di carriera, mentre introduce la figura del ricercatore a tempo determinato che fa slittare il possibile incarico stabile verso i 40 anni».
Un iter lungo e rischioso, che – dicono i ricercatori dell’Insubria – spingerà i migliori a rivolgersi all’estero. A cui si aggiungono il blocco degli scatti di anzianità che penalizza proprio i ricercatori e le conseguenze nefaste dei tagli su tasse e borse di studio per gli studenti: «Esistono diverse proposte di modifica del Ddl, molte avanzate proprio dai ricercatori ma finora nessuna è stata presa in considerazione – prosegue il comunicato – Per questo
in tutta Italia la maggioranza dei ricercatori ha deciso di non fare più lezione fino a quando le cose non cambieranno. Siamo coscienti che causerà un grave danno agli studenti e ce ne dispiace, ma correggere queste storture è nell’interesse di tutti e questa è l’unica strada rimasta per tentare di farci ascoltare. Invitiamo quindi gli studenti e la cittadinanza tutta alle assemblee per spiegare in dettaglio le ragioni della protesta e le nostre proposte».
e.marletta
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