Milano, 16 set. (Apcom) – Bocciata. La riforma dell’università voluta dal ministro Luigi Berlinguer, che ha istituito le lauree 3+2 “non ha prodotto i risultati attesi”. Lo sostiene il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini in un documento che è stato recapitato ai rettori degli atenei nei giorni scorsi. Come riportato da La Stampa, nella lettera il ministro sottolinea il calo del numero dei diplomati che
si iscrivono all’università e sottolinea il “costante aumento” dei fuori corso, mentre un giovane su cinque abbandona alla fine del primo anno. Una situazione di grave difficoltà, alla quale si aggiunge un altro problema: “Sono invece fortemente aumentate – scrive Gelmini – le dimensioni dell’offerta formativa e i costi, anche a causa della proliferazione delle sedi decentrate, un numero estremamente levato e difficilmente sostenibile”.
Il ministro punta di nuovo il dito contro le sedi poco efficienti: “In oltre 70 sedi è attivo un solo corso, in 30 due. […] Appare difficile sostenere che questo aumento costituisca una risposta efficiente alle esigenze di miglioramento dell’offerta e della sua attrattività. Sembra anzi che risponda a logiche interne degli atenei o di diffusione territoriale”. Ad aumentare non sono solo le sedi, ma anche i docenti, cresciuti del 20 per cento in dieci anni, “pari a due volte e mezzo l’aumento delle immatricolazioni. Si è inoltre verificato – aggiunge il ministro – un sensibile aumento del numero dei professori a contratto, esterni ai ruoli universitari, cresciuti del 67%”.
Come rispondere a questa situazione? Il ministro Gelmini invoca “una partecipazione molto incisiva del sistema universitario statale agli obiettivi di contenimento della spesa pubblica”. Il che significa riduzione dei corsi di laurea e pieno utilizzo dei docenti. “I corsi con un numero di immatricolazioni inferiore ai valori minimi – ha ripetuto Gelmini – vanno disattivati”.
Lme
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