VARESE – La fotografia politica della giornata non è il taglio del nastro. È il sindaco Davide Galimberti che sorride e applaude mentre gli studenti di Giurisprudenza entrano nelle nuove aule del centro storico.
Un gesto doveroso per il ruolo che ricopre e pienamente giustificato dall’importanza dell’iniziativa. Ma anche un applauso inevitabilmente amaro: ciò che viene inaugurato è esattamente quel rapporto più stretto tra Università e città che il Comune non era riuscito – o non aveva voluto – favorire quando l’Insubria aveva chiesto alcuni spazi della Caserma Garibaldi.
La risposta negativa di Palazzo Estense non ha fermato il progetto. Ha semplicemente costretto l’Università a cercare un’altra strada. A indicarla è stata la Camera di Commercio, che ha trasformato una difficoltà in un’intesa concreta e ha aperto i propri ambienti alla vita accademica.
Pierro insiste, Vitiello apre le porte
Il risultato porta soprattutto due firme: quelle della rettrice Maria Pierro e del presidente camerale Mauro Vitiello.
Pierro non ha abbandonato l’obiettivo dopo il rifiuto ricevuto sul fronte comunale. Ha continuato a cercare una sede capace di portare davvero gli studenti nel cuore di Varese, superando l’idea di un’Università fisicamente separata dalla vita quotidiana della città.
Vitiello ha compreso il valore del progetto e ha messo a disposizione spazi prestigiosi della Camera di Commercio. La scelta non risponde soltanto a un’esigenza logistica: significa investire sulla presenza dei giovani, sulla formazione e sulla vitalità del centro.
L’intesa tra i due enti dimostra quanto possano essere rapide ed efficaci le istituzioni quando agli annunci seguono decisioni precise.
Il Comune rimasto ai margini
A Palazzo Estense sarebbe spettato naturalmente il compito di guidare un’operazione di questo genere. Un’amministrazione che ambisce a fare di Varese una città universitaria dovrebbe facilitare l’ingresso dell’Ateneo nel centro, individuare gli spazi e coordinare i soggetti interessati.
È accaduto il contrario. Il Comune ha negato all’Insubria l’utilizzo di una parte della Caserma Garibaldi, alimentando dubbi e rallentamenti. La soluzione è arrivata altrove, grazie all’iniziativa di due istituzioni che hanno saputo fare ciò che l’amministrazione comunale non aveva fatto.
Galimberti può oggi condividere la soddisfazione generale, ma non attribuirsi il risultato. La sua presenza certifica l’importanza dell’inaugurazione; allo stesso tempo, ricorda che il progetto si è realizzato senza il Comune e nonostante le sue resistenze.
Non bastano i corsi per creare una città universitaria
Il trasferimento di Giurisprudenza nel centro storico non è una semplice operazione immobiliare. Porta studenti, docenti e personale universitario dentro il tessuto cittadino, generando movimento, relazioni e nuove opportunità anche per le attività economiche.
Una città universitaria non nasce soltanto dalla presenza formale di un Ateneo. Ha bisogno di giovani che attraversino le piazze, frequentino i locali, partecipino alla vita culturale e riconoscano il centro come parte della propria esperienza di studio.
Saranno dunque gli studenti – rappresentati durante la cerimonia da Asia e Francesco – a riempire di significato le nuove aule e a misurare il vero successo dell’operazione.
La Quarto Savona 15 nelle aule dei futuri giuristi
All’interno della nuova sede trova spazio anche la teca dedicata alla Quarto Savona 15, l’automobile della scorta del giudice Giovanni Falcone distrutta nell’attentato di Capaci.
La memoria di Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani entra così in un luogo nel quale si formeranno futuri giuristi. È una presenza che attribuisce alle nuove aule un valore civile ulteriore: lo studio del diritto affiancato alla testimonianza concreta di chi ha perso la vita per difendere lo Stato.
Una festa che chiarisce meriti e responsabilità
L’inaugurazione segna una svolta positiva per Varese. Giurisprudenza entra finalmente nella piazza simbolo della città e l’Università dell’Insubria acquista una presenza più visibile nel centro storico.
Proprio per questo è necessario distinguere i meriti. Pierro ha perseguito il progetto, Vitiello gli ha offerto una sede, la Camera di Commercio e l’Insubria lo hanno reso possibile. Il Comune, invece, aveva chiuso la porta della Caserma Garibaldi.
Resta allora l’immagine del sindaco che applaude davanti alle nuove aule. Un sorriso corretto sul piano istituzionale, ma politicamente scomodo: Galimberti celebra una vittoria della città che mette contemporaneamente in evidenza la sconfitta della sua amministrazione.













