C’è un vento biancorosso che soffia alle spalle di Devis Mangia, il tecnico dell’Under 21, che domani sera alle 19 a Gerusalemme sfida la Spagna nella finale dell’europeo di categoria. Tutto è partito dal settore giovanile del Varese, dieci anni fa; per la carriera di Mangia, neanche quarant’anni, la parola “fine” è tutta da scrivere. Intanto, ci accontenteremmo che il capitolo “Europeo under 21” si chiudesse bene.
L’esperienza insegna
È l’uomo quasi gelido al momento del gol-partita di Borini in semifinale contro l’Olando o è il pazzo scatenato che, nella stessa partita, corre in campo dopo i tre fischi dell’arbitro?
Marco Bof, segretario del settore giovanile del Varese, osservatore privilegiato dell’avventura della Primavera biancorossa targata Mangia tre anni orsono, non ha dubbi: «Ho pensato subito – dice – che al gol di Borini si sia ricordato della finale contro la Roma, quando la sua splendida Primavera perse lo scudetto ai supplementari. Poi, dopo i tre fischi, ecco il Mangia che fa gruppo, che è davvero uno della squadra, che vive la partita peggio che se giocasse».
Ora c’è la finale. Mangia è solito inventarsi cose che non t’aspetti.
«Sul piano tattico – spiega Marco Bof – sappiamo tutti che è un mostro. Non invidio Cozzi, il suo collaboratore: si starà consumando gli occhi davanti ai video per carpire i segreti della Spagna».
Ma il pre-gara di Mangia è pure e soprattutto altro. «Ai tempi della Primavera – ricorda – radunò tutti e proiettò un video che ripercorreva la strada fatta, una cosa commuovente, che poi non puoi andare in campo senza avere i brividi addosso. S’inventerà qualcosa anche a Gerusalemme. Fermo restando che in questa under 21, idee del pre-gara a parte, si respira comunque un’aria particolare: c’è un’umiltà nello stare insieme, un senso del gruppo, qualcosa di cui era intrisa anche la sua Primavera biancorossa».
Roberto Bof, giornalista varesino e amico di Mangia, conosce bene anche il lato scaramantico del tecnico ex Varese.
«Cose nostre – attacca – di cui, ovvio, non si può dir nulla. Ci scambiamo sms e lui scrive da un numero israeliano: in uno ci siamo scritti che, se il Mossad ci legge, facciamo la figura dei cretini».
Provando a tornar seri, Bof puntualizza: «In realtà è proprio questo il punto: Mangia fa cose che in questo mondo nessun altro fa. Lo sapete che i leader dello spogliatoio l’hanno chiamato per anticipare di qualche giorno il ritiro? Non succede mai. Anzi: i ritiri sono vissuti come il bagno penale. Lo sapete che il mister ha voluto che i suoi ragazzi conoscessero Bebe Vio, una ragazzina che tira di scherma nonostante abbia i quattro arti amputati? Io ho visto con i miei occhi come l’hanno abbracciato i tre ragazzi che lui ha escluso a fine ritiro. Io non guardo la tattica: guardo come una squadra entra in campo, guardo come si comporta, leggo le dichiarazioni. E mi dico: questa non può che essere una squadra di Devis Mangia. Può essere un limite? Forse, in un mondo del genere. Ma alla lunga, i conti tornano».
Questo è il Denis Mangia raccontato dagli amici di Varese. Questo è un allenatore unico e vi abbiamo fatto capire il perché.
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