VARESE Alexandra Bacchetta sospende la protesta ma non lo sciopero della fame. Passerà la festività a casa con sua figlia, «perché ha solo otto anni e ha bisogno di me».Sono passate due settimane da quando la donna si è seduta in piazza Libertà, davanti al cancello di Villa Recalcati, armata solo di un enorme striscione e di alcune foto. Vuole vedersi riconosciuto il risarcimento dei danni che la sua attività (il Relais Cà Dei Santi) ha subito in seguito all’alluvione del 2009. Soldi promessi ma mai arrivati. Bacchetta è determinata a ottenerli e in due settimane di presidio e sciopero della fame ha perso più di sei chili e si è sentita male più volte: «Sono stata davanti alla Prefettura trascurando la famiglia che adesso mi reclama». Da oggi, fino a martedì si dedicherà quindi alla figlia e a passare del tempo con lei. «È molto piccola e non può comprendere quello che sta succedendo – continua – sa che la mamma è fuori tutti i giorni e il tempo che passiamo insieme si è ridotto. È giusto che passi queste vacanze di Pasqua con lei». Non
interromperà comunque lo sciopero della fame. «Sono determinata ad andare fino in fondo – aggiunge – Molti mi hanno detto di smetterla che tanto non serve a nulla, ma è proprio per questo tipo di atteggiamenti che in Italia tante cose non vanno nel verso giusto. Finché nessuno si fa sentire è naturale che non succeda nulla». Qualcosa invece comincia a muoversi. Il prefetto ha ricevuto Alexandra e le ha confermato che «forse a Roma sembrano aver rivalutato la situazione». Certo, aggiunge, «non sono parole che mi faranno desistere, finché non vedrò i soldi non smetterò, ma un po’ di ottimismo me l’hanno dato». Se non i soldi, Alexandra vorrebbe trovare un punto d’incontro, «come per esempio degli sconti sulle tasse che ci permettano di tirare un po’ il fiato nel prossimo anno».E martedì, quando tornerà alla sua postazione, ci sarà anche la tivù francese a seguirla. «Ci saranno gli operatori di France 2 – conclude – Avrò quindi un po’ di sostegno anche dalla mia Patria. In Francia si paga una tassa proprio per le calamità naturali, che non può essere utilizzata per il finanziamento ai partiti».
s.bartolini
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