Uomini-giocatori del Varese Gautieri è uno di voi: aiutatelo

Capiamo lo stadio: ha il diritto di chiedere la testa dell’allenatore a furor di popolo, ma noi abbiamo il diritto di non allinearci. E non ci allineano.

I tifosi del Varese hanno sempre ragione quando dicono quello che pensano perché lo fanno col cuore (e con le palle, le uniche due cose che contano qui in provincia), non sono ipocriti, ci stanno male anche quando fanno male, paladini-custodi dello spirito biancorosso. Uno stadio così furente contro l’allenatore del Varese non ce lo ricordiamo. Vola giù di tutto. Un coro fa partire la rivolta, “Ne-to-Ne-to”, il colpo di grazia arriva dalla curva: “Te ne vai o no, Gautieri fuori dai c.”, allargandosi incontenibile. Una sentenza, ghigliottina di popolo.

La gente pensa: questo non è il nostro Varese, semplice e garibaldino, ma un simulacro schiavo di una religione straniera. Questa è una non partita, con l’Avellino straboccante fisicamente e tatticamente che viene a fare il padrone a casa nostra senza 4 giocatori e senza che nessuno reagisca. Questi sono i nostri figli (Fiamozzi, Forte, Neto) e non giocano mai. Questo non è più un

gioco ma un regime (il 4-3-3) senza nulla in cambio, nemmeno la libertà. Questo non è più Pavoletti, l’uomo più forte di sempre che si spegne come un lumino, sfinito spalle alla porta, senza vedere un pallone: l’ammonizione che lo lascerà fuori a Reggio è stato un segnale d’impotenza. Di frustrazione. Questi non sono cambi e quel 4-2-4 finale non è un modulo.

Noi, per una volta, facciamo i cinici, turiamo il naso e tappiamo gli occhi guardando solo la nuda realtà: 5 punti in 3 gare, -17 alla salvezza e davanti la battaglia sullo Stretto senza Pavoletti, Trevisan e Blasi (se perde, la Reggina muore, figuratevi il clima). È poco? Forse, ma è tutto. Abbiamo rubato? No, ci siamo ripresi un punto dopo che il record massimo di rigori contro e minimo a favore di tutta la B ce ne aveva rubati di più. È da Varese cambiare per la terza volta l’allenatore in una stagione, dopo avere pareggiato contro una big? No. È da squadra che vuole salvarsi? No. Lo spogliatoio rema contro il tecnico? No. Siamo sull’orlo di una crisi di nervi? No, perché lo scontro Rea-Momenté in settimana è stato un polverone sul nulla. È stata sbagliata la formazione iniziale? No, perché dieci undicesimi erano quelli di Pescara, e Tremolada per Zecco, a priori, ci stava.

Segare Gautieri avrebbe lo stesso sapore dell’esonero di Sottili: ora come ora è irrealistico, fuori misura, esagerato. Non si sana una vecchia ferita aprendone una nuova. Forse non è l’allenatore giusto del Varese perché mette davanti il suo credo al credo di un ambiente che chiede semplicità e duttilità, non oltranzismo: in casa un Fiamozzi che corre e spinge in alto la squadra è più utile di Laverone, per dire. E per Neto, sant’iddio, un tentativo va fatto (lanciarlo in Calabria al posto di Pavo-gol, no?). Resta la sostanza: -17 dalla salvezza, 5 punti in 3 gare e finale tra sei giorni. Merita di giocarsela Gautieri come i fischi e la ghigliottina meritavano di cadere su tutti quanti: tocca alla squadra toglierli dalle spalle di un solo (brav)uomo.

Varese

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