Urne deserte per il referendum: Lega canta vittoria, Pdl frena

Urne deserte per il referendum: Lega canta vittoria, Pdl frena


Roma, 23 giu. (Apcom)
– Il referendum abrogativo sulla legge
elettorale manca di gran lunga il quorum e apre due dibattiti
paralleli nel mondo politico: sul futuro dell’istituto
referendario e su quello della legge elettorale. Il ministro
dell’Interno, Roberto Maroni, annuncia querele contro chi lo ha
accusato di voler intimidire i presidenti di seggio e lancia
l’idea di una riforma del referendum. La Lega nord canta vittoria
per la vastissima quota di astensioni, frenata dal Pdl, mentre
dal Pd c’è chi spera di riaprire il dibattito sulla riforma
elettorale. I referendari masticano amaro, Giovanni Guzzetta,
presidente del Comitato promotore, accusa “la tv pubblica” di non
aver dedicato all’argomento “più di quattro-cinque ore, spalmate
su trenta giorni” di campagna.

“Per come era stato presentato, questo referendum – commenta a
caldo il coordinatore leghista Roberto Calderoli – sembrava
essere stato concepito per cercare di distruggere la Lega e
pertanto, visto il risultato che si sta profilando, possiamo dire
che questa è un’altra vittoria per la Lega”. “Nessuno – replica
il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa – ha fatto campagna per
il referendum: immaginare che l’80% abbia dato retta alla Lega
sarebbe un po troppo…”. Tra i nemici del referendum fanno festa
anche Pier Ferdinando Casini (Udc) e Paolo Ferrero (Prc). Per
l’esponente centrista “il bipartitismo è stato bocciato”, mentre
per il leader comunista “l’ipotesi bipartitica” già “sepolta” con
dalle Europee “viene seppellita dall’astensione”.

Gianfranco Fini, tra i promotori della raccolta di firme contro
il ‘Porcellum’, parla di esito “abbastanza prevedibile” e di
“segnali di disaffezione nei confronti del dibattito politico”. A
lui risponde Denis Verdini, coordinatore del Pdl di provenienza
Forza Italia: “Non sono d’accordo”, afferma. “I numeri sono i
numeri”, e i precedenti parlano, “è stato così negli ultimi
referendum”. Dal canto suo Maroni annuncia: “Come ministro mi
riservo di avanzare nei prossimi giorni” una proposta per
“riformare l’articolo 75 della Costituzione e la legge attuativa
dei referendum”. A suo parere “non c’è disaffezione per le urne”,
ma per lo strumento referendario.

Sull’altro fronte prende posizione Massimo D’Alema, secondo il
quale “col venir meno dell’impegno del presidente del Consiglio e
col generale oscuramento delle televisioni il risultato era
prevedibile”. Per l’esponente democratico l’istituto del
referendum “dovrebbe essere rivisitato”. Anche secondo il
segretario del Partito democratico Dario Franceschini si tratta
di “un risultato annunciato”. Ma il punto è “che questa legge non
va bene. Una nuova legge va fatta, ci sono quattro anni di
legislatura e noi non cambiamo idea”.

Non esclude la possibilità di una riforma elettorale Fabrizio
Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl: “Gli elettori – dice
– hanno valutato essere materia da affidare al Parlamento”. A suo
dire il “passaggio dal bipolarismo al bipartitismo”, deve
avvenire “non in modo coatto ma attraverso una maturazione
politica delle forze politiche in campo”. Per Daniele Capezzone,
portavoce del Pdl, comunque, la legge elettorale “funziona”,
mentre per Lucio Malan, altro fedelissimo del premier, è stato
smentito il “teorema che la gente fosse contraria a questa
legge”. Ma il leghista Calderoli fissa le condizioni per una
futura, ipotetica riforma: “La legge elettorale dovrà essere
cambiata in conseguenza delle riforme costituzionali che andremo
a realizzare. Non avrebbe senso farle ora per una Camera e un
Senato che saranno diversi da quelle attuali”. E il leader del
Carroccio Umberto Bossi risponde secco a chi gli chiede se si
deve cambiare la legge elettorale: “No, siamo a posto, che vi
pare?”. Quanto all’astensionismo, “bisogna prendere atto – dice –
che la gente si fida completamente di noi”.

Bar

222103 giu 09

MAZ

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