New York, 7 feb. (Apcom) – Uno scenario a tinte fosche, che si
fa ogni giorno sempre più tetro. Quello dell’economia americana è
un quadro “devastante”, potenzialmente “catastrofico”, per usare
le parole dello stesso presidente degli Stati Uniti Barack Obama,
che non ha esitato a usare termini allarmanti nel descrivere il
rapporto sull’occupazione diffuso dal dipartimento del Lavoro
americano e i quasi 600.000 posti lavoro andati in fumo il mese
scorso.
Nel mese di gennaio sono stati persi 598.000 posti di lavoro, il
massimo dal dicembre 1974, ben al di sopra dei 525.000 attesi
dagli analisti e dopo i 577.000 di dicembre, mentre il tasso di
disoccupazione è salito al 7,6 per cento, il massimo dal 1992. Lo
scenario appare drammatico se a questo si aggiunge che dal
dicembre 2007, quando è iniziata la recessione, sono stati
tagliati 3,6 milioni di posti di lavoro, e che da gennaio 2008 a
oggi la perdita è stata di 3,5 milioni di unità, al ritmo annuale
più sostenuto da quando il governo ha iniziato a compilare il
dato nel 1939.
“Senza azione, saranno persi milioni di ulteriori posti di
lavoro e il tasso di disoccupazione potrebbe diventare a due
cifre. Una politica fiscale immediata e ben congegnata è
necessaria per fermare il declino e rilanciare l’economia”, ha
detto Christina Romer, presidente del Council of Economic
Advisers, gruppo di economisti che dà al presidente consulenza
economica, di fatto anticipando quello che ha poi ribadito Obama.
Il presidente, dal canto suo, non sta lasciando nulla di
intentato per trovare una via di uscita alla crisi. Durante una
conferenza stampa nella East Room della Casa Bianca, ha firmato
l’ordine esecutivo con cui è stato ufficialmente istituito
l’Economic Recovery Advisory Board, una speciale commissione che
sarà guidata dall’ex presidente della Federal Reserve Paul
Volcker e che si va ad affiancare al National Economic Council,
agenzia federale istituita nel 1993 e che sarà guidata da
Lawrence Summers, e al Council Economic Advisers guidato da
Christina Romer.
Della commissione faranno parte 15 persone, tra cui, oltre a
Volcker, l’ex numero uno della Securities and Exchange Commission
William Donaldson, dall’amministratore delegato di Tiaa-Cref
(Teachers Insurance and Annuity Association – College Retirement
Equities Fund, una delle principali società di servizi
finanziari) Roger Ferguson e dal professore di Harvard Martin
Feldstein. Dovrebbero farne parte anche il responsabile
finanziario della campagna elettorale di Obama Penny Pritzker,
l’amministratore delegato di Caterpillar Jim Owens e quello di
General Electric Jeffrey Immelt.
Quello su cui punta Obama è però il piano di incentivi
all’economia al vaglio del Congresso, un piano da oltre 800
miliardi di dollari che ha ricevuto il via libera della Camera
dei Deputati (la camera bassa ha approvato una propria versione
della manovra) e che ora è in discussione al Senato, che però
stenta a trovare un punto di incontro tra repubblicani e
democratici. Obama non ha esistato a puntare l’indice contro i
ritardi, definendoli “imperdonabili e irresponsabili”, perché
“ogni mattina 3,6 milioni di americani si alzano chiedendosi come
pagheranno le bollette, resteranno nelle proprie case e
provvederanno ai propri figli”.
Il piano, “non perfetto, ma assolutamente necessario, parlando
in termini generali della dimensione giusta”, è del resto la cosa
di cui, secondo Obama, il Paese ha bisogno. “Gli americani
contano su di noi. Dobbiamo ricordare che lavoriamo per la gente.
Non ci hanno mandato a Washington per mantenere lo status quo, ci
hanno mandato qua perché vogliono cambiamento e si aspettano che
agiamo”, ha detto Obama.
Ars-Emc
MAZ
© riproduzione riservata










