New York, 30 lug. (Apcom) – L’inizio della fine della recessione
americana potrebbe essere arrivato: quelle pronunciate da Barack
Obama sono parole pesanti, che rappresentano l’ennesima accorata
difesa delle decisioni prese dal Governo per sostenere l’economia
e fare uscire il Paese dalla peggiore crisi dagli anni Trenta. Il
presidente degli Stati Uniti ha parlato a favore dei piani di
incentivi all’economia e delle massicce manovre per evitare il
collasso del settore bancario e automobilistico.
Nel corso di un incontro con i cittadini di Raleigh, in Nord
Carolina, dove il tasso di disoccupazione ha toccato l’11 per
cento (a livello nazionale è al 9,5 per cento, il massimo in 26
anni), Obama ha ribadito di avere dovuto affrontare “la peggiore
situazione economica della nostra storia”, ereditando dalla
precedente amministrazione una situazione complicata che “senza i
piani di stimoli all’economia la recessione sarebbe diventata
depressione”.
“E’ vero che abbiamo fermato la caduta libera dell’economia, i
mercati azionari sono in rialzo, il sistema finanziario non è più
a un passo dal collasso e la perdita di posti di lavoro è
dimezzata rispetto a quando sono salito alla Casa Bianca sei mesi
fa. Per questo forse si sta cominciando a vedere l’inizio della
fine della recessione”, ha detto Obama, comunque definendo “un
poco sorprendente” la copertina del settimanale Newsweek che dà
per conclusa la recessione (sul numero di questa settimana, a
piena pagina la scritta “recession is over”, la recessione è
finita).
Obama ha inoltre difeso i passi compiuti dal Governo americano
per salvare i colossi automobilistici di Detroit, General Motors
e Chrysler, che saranno in grado di restituire i prestiti
ricevuti. “Nel bel mezzo della recessione, il collasso (di Gm e
Chrysler) avrebbe messo a repentaglio l’intera economia
americana. Abbiamo salvato centinaia di migliaia di posti di
lavoro e mi aspetto che restituiranno i fondi ricevuti”, ha detto
Obama, ribadendo che “molti sostenevano che avrebbero dovuto
essere lasciate al proprio destino, perché se i vertici di una
società prendono decisioni che ne mettono a rischio la
sopravvivenza, allora quella società deve cessare le proprie
attività. Tuttavia valeva la pena di sostenerle”, per metterle in
grado di “trasformarsi in aziende competitive”.
Ars-Emc
MAZ
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