Usa;Ripresa a portata di mano,Obama e Bernanke guardano avanti

New York, 26 feb. (Apcom) – Volendo usare il gergo ciclistico, si direbbe che il numero uno della Federal Reserve Ben Bernanke ieri ha lanciato la volata del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il messaggio, rimbalzato dalla commissione bancaria del Senato al Congresso in seduta congiunta, è arrivato forte e chiaro: la fine della recessione si comincia a intravedere e

la ripresa del Paese è possibile all’interno di un orizzonte temporale relativamente limitato. I media americani sono oggi concordi: le parole di Bernanke sono riuscite a risollevare i mercati azionari, – anche se alla luce dei cali odierni gli investitori temono sia stato un fuoco di paglia, – e il discorso di Obama ha segnato un passo verso la ricostruzione della fiducia perduta degli americani.

I titoli delle prime pagine dei giornali americani, – dove la
parola “recovery”, ripresa, campeggia praticamente ovunque, –
raccontano, come in un coro da cui pochi se la sentono di uscire,
la voglia degli americani di vedere concluso un periodo di crisi
drammatica, il peggiore dalla Grande Depressione degli anni
Trenta. Se il Washington Post scrive che “il rinnovamento
economico è a portata di mano”, il New York Times fa eco con le
parole pronunciate ieri sera da Obama, “ricostruiremo il Paese e
ci sarà ripresa”; se da un lato il Wall Street Journal riporta,
uno accanto all’altro, i due discorsi sottolineandone appunto la
comune linea, il Los Angeles Times parla di “una forte assunzione
di responsabilità” da parte dell’amministrazione Obama.

Ad alimentare l’ottimismo era stato nel pomeriggio Bernanke, che parlando davanti alla commissione bancaria del Senato, aveva aperto alla possibilità che la recessione possa finire nell’anno in corso e la ripresa cominciare nel 2010, a patto che le azioni intraprese dal Governo americano riescano a riportare stabilità sui mercati finanziari. “Se, e solo se, le azioni compiute dall’amministrazione, dal Congresso e

dalla Federal Reserve riusciranno a ristabilire in qualche misura la stabilità finanziaria, c’è ragionevole possibilità che la recessione termini nel 2009 e che il 2010 sia un anno di ripresa”, ha detto il numero uno della Banca Centrale americana, che ha ribadito lo stesso identico messaggio anche oggi davanti alla commissione servizi finanziari della Camera nella due giorni di testimonianze di metà anno.

A Obama non è rimasto che da cavalcare l’onda, lasciando da
parte il pessimismo da più parti giudicato eccessivo degli ultimi
tempi. “Il peso di questa crisi non determinerà il destino della
Nazione. Ricostruiremo, ci riprenderemo, gli Stati Uniti
usciranno dalla crisi più forti di prima”, ha detto Obama,
spiegando che “la resa dei conti” per l’economia americana è
arrivata, perché “la soluzione ai problemi non è fuori portata”
e, anche se sono i problemi del passato ad avere portato alla
situazione attuale, “bisogna assumersi la responsabilità del
proprio futuro e confrontarsi coraggiosamente con le sfide a cui
andiamo incontro”.

Il presidente, come non manca di sottolineare il New York Times,
ha investito molto in questo messaggio: ha messo la propria
immagine, la propria popolarità e forse anche la propria
credibilità in un piano che “deve fare ripartire il motore della
prosperità”, trasformando il Paese “con azioni coraggiose e
grandi idee”, superando gli attriti e le divergenze con gli
avversari repubblicani.

Ora, in un momento in cui la situazione economica del Paese
versa in condizioni critiche e il sistema bancario appare sulla
via del collasso a meno di interventi decisi e massicci, Obama e
Bernanke hanno cercato di riportare un po’ di ottimismo, come
fece Franklin Roosevelt durante la Grande Depressione. Lo hanno
fatto con un messaggio comune: se il settore bancario sarà
stabilizzato, il credito sarà rilanciato e gli americani potranno
ricominciare a comprare case e auto. Occorre agire però, solo
avere pazienza non è un’opzione. La Federal Reserve “farà tutto
quanto è in suo potere”, il Governo Obama, ha promesso il
presidente, seguirà la stessa strada.

Ars-Emc

MAZ

© riproduzione riservata