MALPENSA «Diventeremo ricchissimi». Questa l’ultima intercettazione tra marito e moglie prima che lei, usando il figlioletto di soli 2 anni (compiuti lo scorso 5 luglio) facesse un viaggetto in Libano importando in Italia oltre 25 chilogrammi di hashish di qualità superiore. Marito e moglie sono ora in carcere, la droga è sotto sequestro e il bimbo è stato affidato alle cure della nonna materna. Ad orchestrare il gran traffico di fumo era il capofamiglia: J.M., 30 anni, libanese, regolarmente residente ad Appiano Gentile e da due anni dipendente
altrettanto regolare di una delle aziende che operano all’interno di Malpensa fornendo il servizio di pulizia degli aerei. A stroncare il traffico di stupefacente, invece, ci ha pensato la guardia di finanza di Malpensa. Gli uomini del colonnello Emilio Fiora hanno lavorato per mesi lottando contro «un nemico non convenzionale». Sì, perché «in quanto operatore interno all’aeroporto, l’arrestato ne conosce ogni anfratto, ha libero accesso sottobordo, conosce i nostri metodi di indagine, conosce noi e conosce tutte le misure di sicurezza in atto per contrastare l’importazione di droga».
L’inchiesta è partita il 21 dicembre 2008», ha spiegato Francesco Dettori, procuratore capo di Busto Arsizio, «quando a Malpensa è stato fermato un corriere ventitreenne arrivato da Beirut via Instambul. In tre valigie l’uomo trasportava circa 40 chili hashish».
A questo punto il corriere ha deciso di collaborare fornendo ai militari della gdf il numero di cellulare del grossista, ovvero il libanese di 30 anni. «Solo che il nome non corrispondeva», ha aggiunto Fiora in sede di conferenza stampa alla presenza del generale Antonio Maggiore. Fondamentale per il buon esito dell’indagine di sono rivelate le intercettazioni. «Abbiamo individuato il nostro uomo, scoprendo che grazie a dei contatti con dei familiari in Libano aveva organizzato un intenso traffico di droga tra Malpensa e la valle del Bekaa, uno dei luoghi di maggiore produzione di hashish al mondo».
Ad inizio luglio la gdf ha scoperto che J.M. stava organizzando un nuovo viaggio: il 3 luglio un corriere si sarebbe imbarcato per Beirut e avrebbe ritirato altra droga. Il corriere altro non era che la moglie italiana dell’uomo che, con la scusa di trascorrere qualche giorno di vacanza, è partita alla volta del Libano con il bimbo di 2 anni. La donna sarebbe tornata in Italia l’8 luglio. E le fiamme gialle si sono preparate ad accoglierla. «Abbiamo seguito passo a passo il trentenne facendo in modo che non potesse avere accesso a determinate zone dell’aeroporto», ha spiegato Fiora. «Ovunque si girasse c’erano i nostri militari: la droga, stivata in due valigie, è sempre stata fuori dalla sua portata».
Così facendo la gdf ha costretto il libanese ad incontrare la moglie fuori dall’hub e, a quel punto, la coppia si è ritrovata in manette. I 25 chilogrammi di hashish importati sono stati sequestrati.
e.romano
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