VARESE – Contro tutto, contro tutti. Ma a fermare il Varese non saranno né l’arbitro Nasca, né la Sampdoria e il Padova, né il vento contrario, né la sensazione di essere assediati da un esercito sempre più vasto che parte dall’opinione pubblica della B (allenatori, giocatori, opinionisti, tifosi: non ce n’è uno, fuori dal Franco Ossola, che veda gli uomini di Maran ai playoff) e arriva a qualche ex giocatore o a qualche ex cuore biancorosso che si permette di scrivere su Facebook: «Se fallite playoff, vengo a fare i caroselli fuori da Masnago». Dal suo ex stadio.
Brutta bestia il tradimento di un figlio del Varese. Un figlio non degno di tal nome a cui, tra quattro partite, dedicheremo noi i caroselli. Ma nemmeno quel figlio ci fermerà. Perché c’è una maglia (una vita) che alla fine distingue chi la ama per sempre o lo fa per convenienza. Chi è pronto a tutto e chi è sempre pronto a voltarle le spalle. Meglio pochi ma buoni, anzi cattivi, nel completare l’opera.
Amici biancorossi, compagni giocatori, fratelli tifosi: a decidere quello che sarà di voi non saranno gli altri, ma voi stessi. E la vostra capacità di mettervi agli ordini del generale che vi ha condotto fin qui, Rolando Maran: quando sale il fragore della battaglia finale, basta seguire la stessa tattica e rispondere a un unico comando. Il suo.
Gli altri sono divisi tra mille dubbi, ultime spiagge, stadi da riempire, acquisti megalomani da giustificare, posti in paradiso da riconquistare, radici da ritrovare. Noi siamo nudi e uniti, racchiusi in un unico palmo che si chiuderà in un pugno.
Restiamo un’isola felice che gli altri, troppo infelici, non vedono. L’isola sconosciuta senza santi in paradiso che vive esaltando tutte le sue forze. Se non c’è De Luca, segnerà il Diablo. Perché a muovere i nostri sogni c’è il solito vento. Che non dimentica, fa pulizia e parte da lontano. Dagli ospedali dove Pettinari vince la sua battaglia, aggrappandosi alla partita del Varese. Come fa Peo Maroso. Che si merita i playoff, e noi sappiamo perché.
a.confalonieri
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