Varese abbraccia la fiamma olimpica: una città in festa verso Milano Cortina 2026

Folla record lungo il percorso, emozioni ai Giardini Estensi e un messaggio chiaro: lo sport, quando unisce, sa parlare a tutte le generazioni.

Varese ha risposto con entusiasmo e partecipazione al passaggio della Fiamma Olimpica, trasformando l’attesa di Milano Cortina 2026 in una vera e propria festa collettiva. Dai primi momenti alla Acinque Ice Arena fino all’arrivo ai Giardini Estensi, la città ha mostrato il suo volto migliore: piazze gremite, famiglie, giovani, associazioni e sportivi uniti nel rendere omaggio a un simbolo che, dall’antica Olimpia, continua a incarnare i valori più alti dello sport.

Lungo il percorso – da piazza Beccaria a piazza Montegrappa – due ali di folla hanno accompagnato i tedofori, mentre ai Giardini Estensi l’affluenza è cresciuta progressivamente fino a rendere necessario chiudere gli accessi poco prima dell’arrivo del corteo. Anche via Sacco, rimasta all’esterno, si è trasformata in un lungo corridoio di applausi e partecipazione.

A chiudere la tappa varesina è stata Daniela Colonna Preti, presidente della PolHa, scelta come ultima tedofora per il forte valore simbolico legato al movimento paralimpico. Un ruolo accolto con grande emozione e vissuto come riconoscimento per atleti e società che, da Varese, hanno portato risultati e inclusione ai massimi livelli nazionali e internazionali.

Tra i protagonisti anche volti noti dello sport varesino e nazionale, come Toto Bulgheroni, Aldo Ossola, Luis Scola e Andrea Meneghin, che hanno sottolineato il valore unico di portare la fiaccola tra la gente, in un clima capace di riportare alla memoria grandi momenti sportivi e olimpici.

La giornata è stata arricchita dalle iniziative del villaggio olimpico ai Giardini Estensi: simulazioni sportive, musica, attività per bambini, momenti di spettacolo e la possibilità di fotografarsi con la riproduzione della fiaccola. Un programma pensato per tutte le età, che ha reso l’evento inclusivo e partecipato.

Non sono mancati i segni dell’identità locale: la Banda di Capolago, la fanfara dei Bersaglieri, le associazioni del territorio, i volontari e anche alcune espressioni civiche hanno contribuito a dare profondità a una serata che ha saputo tenere insieme sport, comunità e partecipazione.

Varese, per una sera, è stata davvero al centro dello spirito olimpico. E il messaggio arrivato forte e chiaro è che lo sport, quando riesce a unire, parla un linguaggio che va ben oltre la competizione.