Amministrative, il Pd conquista la Lombardia. E la vittoria di a Bergamo, storica roccaforte del centrodestra, tira la volata a Varese.
«Si vince se si rinnova e se si è in sintonia con la spinta al cambiamento d» traccia la strada il segretario regionale .
La vittoria di Gori a Bergamo può essere un modello anche per la scalata del Pd a Palazzo Estense? Se Bergamo non è nuova all’alternanza, rispetto ad una Varese che nel dopoguerra è stata praticamente governata da sindaci democristiani e leghisti, la ricetta dell’ex uomo Fininvest convertito al renzismo è tutt’altro che complicata.
«La richiesta non è quella di grandi opere – le prime parole dette da sindaco ieri – è di ascolto e attenzione, anche delle piccole cose, passando dalla sicurezza delle strade e dalle manutenzioni. E mettendosi in contatto con i quartieri». E nella Berghem dei cartelli in dialetto è «la Lega quella che esce peggio dalle elezioni», fa notare Gori.
Il sindaco leghista di Varese non sembra più di tanto preoccupato dal “cappotto” del centrosinistra nei capoluoghi di provincia lombardi. «È l’effetto-Renzi, è un momento così. Ora bisognerà vedere se e quanto durerà». Insomma, il fatto di essere rimasto uno dei pochi sindaci di centrodestra non fa temere il peggio alle prossime amministrative, quando peraltro Fontana non potrà ricandidarsi.
«Saranno i cittadini a decidere, ci mancherebbe – sottolinea il borgomastro di Varese – ma credo che si tratti di una tendenza temporanea. Anche la Lombardia tornerà ad avere dei sindaci di centrodestra».
Eppure il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri comincia a fare i conti in vista del 2016: «Si apre una fase estremamente interessante, perché oggi il Pd governa nella maggior parte della città della Lombardia. Anche per Varese e Busto Arsizio per la prima volta ci troviamo di fronte alla prospettiva di costruire un progetto interessante per la città. A condizione che ci si metta in sintonia con la forte tensione al cambiamento che il premier Renzi sta dando a livello nazionale».
Tradotto: non ci si può sedere sugli allori e pensare che quel mirabolante 40% delle europee a Varese possa significare che la vittoria arriverà anche qui. Padova docet. «Gori e gli altri sindaci Pd sono accomunati da un progetto all’insegna del rinnovamento e del ricambio generazionale – sottolinea Alfieri – Il maggior numero di preferenze sono andate a ragazzi e ragazze giovani, che hanno portato nelle liste del centrosinistra una ventata di freschezza e di novità».
Ma non è solo l’effetto-Renzi a pesare, per il segretario regionale dei Democratici: «Qui non si tratta di scimmiottare il messaggio di Renzi, ma di declinare sul territorio un messaggio di cambiamento. Il punto di fondo è che non si può andare avanti come prima. Questa attitudine ormai è consolidata anche in provincia di Varese, dove siamo il primo partito e governiamo già oggi nella maggior parte dei Comuni. Ci carica di responsabilità ma se anche a Varese città sapremo creare le condizioni per un cambio di passo e per una forte tensione al cambiamento avremo i numeri per poter ribaltare la situazione».
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