Varese corsaro a Empoli (2-1) Il vento e la testa sono cambiati

di Andrea Confalonieri

EMPOLI Il vento è cambiato. Come un anno fa a Cittadella, come quel gol di Ebagua al 94′ che aveva fatto credere a tutta Italia: il Varese può andare in serie A. Sì, è tutto vero: Marco Cellini ha segnato al 94′, quando l’arbitro aveva già il fischietto in bocca, il gol di una vittoria che entra nella storia come quelle di un anno fa (è la prima volta che riassaporiamo l’emozione di quel sogno perduto). Nella storia perché il

Varese a Empoli, nei suoi 101 anni di vita, non era mai passato. Nella storia poiché esisteva una sola possibilità su un milione che Cellini vendicasse l’anno e mezzo in cui tutti noi lo abbiamo aspettato, senza che lui arrivasse mai. Sarebbe stato più facile vincere al superenalotto che buttarla dentro, ma ieri per lui (per noi, per voi, per tutti) è stato più bello buttarla dentro che vincere al superenalotto. Cellini aveva spento un fuoco, Cellini fa divampare l’incendio.

Nel gol di Giulio a Cittadella c’era scritto “serie A”, nel gol di Marco a Empoli ci sono la liberazione, il gusto della vendetta e del ritorno al passato: possiamo ancora sognare, possiamo ancora riempire Masnago, possiamo giocare un’altra semifinale con il Padova e vincerla. La partita infinita contro i veneti riprende venerdì e riporterà seimila persone al Franco Ossola: una notte magica (da playoff) e una sfida eroica li attende. La vincerà l’ambiente, la vinceranno le motivazioni della gente: alla squadra basterà annusare l’aria e lasciarsi trascinare. Novanta minuti saranno perfino troppo pochi per dimostrare che Varese meritava (merita ancora, merita sempre) la serie A.

Il vento è cambiato, è cambiata la testa. E la testa è quella di Maran (ma anche di chi l’ha scelto e di chi ha scelto Martinetti e Bressan, decisivi): se uno ci crede e muore per il Varese, la palla non finisce sul palo ma in fondo alla rete. O se colpisce il palo, come Pucino dopo 94 minuti, poi arriva il vento del destino a buttarla dentro. Il vento si chiama Maran, il destino si firma Cellini.

Ci stiamo riappropriando di questi piccoli piaceri del calcio. 1) un portiere che ti salva due volte in un primo tempo che poteva finire 3-1 per gli altri: era capitato solo un’altra volta negli ultimi sette anni, con Moreau a fare il gatto sul campo del Carpenedolo in Seconda divisione (da lì nacque la cavalcata promozione). 2) due attaccanti che ti segnano i gol che cambiano vita (partita) e lo fanno dall’area e da bomber, con astuzia, con cinismo, con cattiveria: da quanto tempo non ci succedeva? 3) un allenatore che vince con i cambi: quello di Martinetti dal primo minuto dopo l’infortunio di Neto nel riscaldamento, quello di Zecchin su tutti e tutto, quello di Pucino che sarebbe bastato per prendersi almeno un punto.

Tanta roba, e venerdì il piatto forte.

s.affolti

© riproduzione riservata