VARESE La nazionale “di adozione” dopo l’uscita dell’Italia dal mondiale? In genere è quella dove giocano i campioni che in Italia vestono i colori della squadra del cuore. Così nella hit si piazzano, per interisti e milanisti, Argentina e Brasile, mentre per i cugini Svizzeri il supporto è stato dettato – almeno fino a ieri sera – per lo più dallo spirito di vicinato. E dopo la polemica dei giorni scorsi per la dichiarazione di Umberto Bossi, c’è chi ricorre all’ironia: «Dovevano fare come aveva suggerito lui: se l’avessero comprata non avrebbero fatto questa brutta figura…». Così il senatore leghista varesino, Giuseppe Leoni, commenta la prematura uscita dell’Italia. Torna sulle parole del Senatur anche il primo cittadino di Varese: «Per la verità – dice Attilio Fontana – non ho mai tifato per la nazionale neppure da ragazzo e questo non per una questione politica: la nazionale non ha mai avuto un bel gioco». Sul campo da calcio Fontana, tifoso rossonero, cerca la fantasia di giocatori alla Messi o alla Kakà: facile dire a chi adesso andrà la sua simpatia: «Argentina e Brasile». «Ai mondiali il tifo non può che essere per la nazionale – dice Fabrizio Mirabelli, consigliere comunale Pd – a questo punto, dovendo scegliere prevale la simpatia che, nel mio caso, è rivolta all’Argentina». Una scelta condizionata dalla fede calcistica interista che
fa guardare con un occhio di riguardo la squadra che tra gli altri vede in campo Milito e Samuel. Al di fuori dagli schieramenti politici ecco il giudizio di Mauro Della Porta Raffo che ancora una volta ama andare controcorrente: «Quella di giovedì scorso è stata la più bella partita dell’Italia che io abbia mai visto negli ultimi 35 anni». Il giornalista varesino ribadisce: «L’Italia negli ultimi anni ha vinto ma non ha mai giocato bene: a volte capita di vincere anche giocando male e la squadra italiana gioca male. Nell’ultimo quarto d’ora contro la Slovacchia ho visto una bella partita». L’importante, insomma, non è vincere o perdere, ma giocare bene. E ora per chi tiferà? «Svizzera, per questione di vicinato». Ma anche i rossocrociati non ce l’hanno fatta.Infine c’è poco entusiasmo per il pallone da parte della quota rosa nella politica varesina. «Non seguo il calcio – ammette Francesca Brianza, assessore provinciale alla cultura – e così non ho visto neppure dieci minuti di partita di questi mondiali 2010». Graziella Giacon, sindaco leghista di Laveno Mombello getta acqua sul fuoco a proposito delle polemiche dei giorni scorsi, scatenate dalle affermazioni di Umberto Bossi: «Come al solito le sue parole sono state strumentalizzate. Fino a che l’Italia era in gioco, pur non essendo io una appassionata di calcio, tenevo alla nazionale». Paola Provenzano
s.bartolini
© riproduzione riservata












