Varese e Springsteen,storia di un amore

VARESE Anno di grazia 1993, esattamente il sette aprile, si avvicinava una Pasqua gelida ma i quattordicimila spettatori assiepati all’Allenstadion di Zurigo friggevano aspettando l’inizio del concerto. Finché qualcuno, dagli spalti, non srotolò uno striscione: «Porto Ceresio Bruce Springsteen Fan Club». È solo uno dei mille aneddoti sugli springsteeniani della provincia di Varese, ambasciatori in ogni arena toccata dai tour della leggendaria E-Street Band, non importa se tra le sperdute "badlands" del Nebraska oppure nell’oscurità ai margini di città come New York, Milano, Lione o Londra. L’alto tasso di varesinità del popolo del Boss è ora certificato da un questionario-sondaggio realizzato da Leonardo Colombati, scrittore e giornalista che attraverso il suo sito www.killerinthesun.com apre una finestra puntuale sul mondo del rocker. Quella di Varese risulta essere la quinta provincia più springsteeniana in termini assoluti (vale a dire sulla media dei partecipanti al sondaggio) ma probabilmente

tra le prime tre, dopo Milano e Roma, in rapporto agli abitanti. Per partecipanti siamo battuti proprio dalla capitale e dal capoluogo lombardo, seguiti a distanza da Bergamo, dove nacque negli anni 80 il primo fan club italiano, e da Torino. Ma posizionati ben prima di importanti capoluoghi come Bologna, Genova, Napoli o Firenze. Una storia di amicizia e fedeltà che ha quasi trent’anni. Per la precisione ventotto, da quando un manipolo di ragazzi partì da Varese e dintorni per raggiungere (ancora) Zurigo per vedere esibirsi un cantante misconosciuto nel Belpaese ma del quale si raccontava di epiche performance insieme alla più stupefacente rock’n’roll band dai tempi dei Rolling Stones. Occhi e orecchie già smaliziate, ma ugualmente sorprese durante un concerto aperto da una canzone intitolata fabbrica ("Factory") e proseguito con brani di lì a poco leggendari ("Prove It All Night", "Thunder Road", "The River"…).

CONCERTO GALEOTTO
Quell’undici aprile 1981 ci fu il battesimo del fuoco tra l’Italia intera e Bruce Springsteen, che solo quattro anni dopo avrebbe per la prima volta messo piede nel nostro paese (per inciso, anche di sua madre Adele Zirilli) per un altrettanto memorabile show a San Siro. In prima fila in Svizzera alcuni varesini illustri come Mauro Zambellini di Somma Lombardo, professore di matematica destinato a diventare uno dei critici di punta del panorama musicale italiano e tra i più profondi conoscitori del sound springsteeniano; Paolo Carù di Gallarate, dell’omonimo negozio di dischi, all’epoca cofondatore della rivista "Mucchio Selvaggio" e oggi direttore di "Buscadero"; Elio Girompini , tra i fondatori del Distretto 51, lassù insieme a Massimo Malerba e al mitico Zanzara. Soprattutto Girompini si fece carico di illuminare i varesini non presenti a Zurigo sulla verità di quanto scritto dal critico musicale Jon Landau negli anni 70: Springsteen era il futuro del rock’n’roll. Bisognerebbe fare un ulteriore passetto indietro, giusto per ricordare che Radio Varese aveva cominciato a trasmettere la musica di Bruce ben prima del fatidico concerto, proprio grazie a Zambellini, Girompini o Fabrizio Palatini, di lì a poco chitarrista del Distretto, seguiti a ruota da Massimo Bruno, oggi gestore del negozio di dischi Record Runners (che ha come logo le vecchie scarpette del Boss!). Un filo rosso lega quindi l’emittente delle tre scimmiette – la prima o la seconda radio libera ma libera veramente di tutto il territorio nazionale – e la band di Bobo Maroni (anch’egli deejay dalle medesime frequenze). Come ricorda Girompini, una volta che tutti i membri del gruppo ascoltarono i suoi pezzi fu unanime la scelta di inserirli in repertorio. Cosicché l’esibizione del Distretto 51 in Piazza del Podestà, per l’inaugurazione della Casa del Disco (anno 1985), fu per molti varesini la prima scoperta del pianeta Springsteen.

NEGOZI COME CLUBNon l’ultima naturalmente: proprio il negozio di Varese da una parte e il gallaratese Carù dall’altra, diventarono punto di ritrovo degli appassionati. Non finisce qui. All’inizio degli anni 90, mentre impazza lo Splasc(h) Club di Induno Olona, Lorenzo Bertocchini fonda il primo fan club dei Rocking Chairs, band springsteenian-emiliana poi quasi interamente reclutata da Ligabue per dischi e tour. Lo stesso Bertocchini è oggi cantautore apprezzato anche negli Stati Uniti. Dati questi presupposti

non stupisce che il concerto del Boss di stasera all’Olimpico di Roma si svolga regolarmente, solo posticipato di un ora rispetto alle canoniche 21. Il prefetto, infatti, voleva annullarlo per la concomitanza con i mondiali di nuoto e per la conseguente difficoltà di gestione dell’"ordine pubblico". Non aveva fatto i conti con un Ministro dell’Interno nato nella più springsteeniana città d’Italia. Da Maroni stesso, infatti, l’autorizzazione allo show. Come direbbe il Boss: Keep on rocking!

Mauro Gervasini

v.colombo

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