di Francesco CaielliVARESE Botte e fango, chilometri macinati su terreni impossibili, maglie immacolate che in un attimo si sporcano di terra, e sembra di essere a una partita di rugby o all’arrivo di una Roubaix di Ballerini. In queste immagini e in questo fango c’è tutto il Varese, c’è tutta la forza di un sogno: dal fango dell’eccellenza siamo partiti, sporcandoci di fango siamo tornati grandi, lottando nel fango ce la giocheremo fino all’ultimo. Ecco perché un pareggio interno diventa una cosa importante, una cosa da festeggiare come e più di una vittoria: la formichina Varese contro il colosso Benevento che costa dieci volte tanto, e alla fine sono gli altri a tirare un sospirone di sollievo perché loro, per primi, son venuti via dal Franco Ossola con un punto da tenersi stretto. Fissatevi l’immagine dei giocatori di Sannino che escono dal campo con le divise marroni e irriconoscibili ma che non sono mai sembrate così biancorosse e così fiere di quel nome e di quel simbolo stampati all’altezza del cuore. Verranno buone un giorno, quando tutti vi chiederanno il segreto di quel miracolo e a voi verrà spontaneo rispondere che il segreto sta tutto in quel fango, nel fango che ci ha sporcato e in quello che abbiamo ingoiato e che ci ha resi invincibili. E la pensa così anche Luca Sogliano, incazzato come è giusto essere incazzati dopo qualsiasi risultato che non sia una vittoria, che ci tiene subito a mettere le cose in chiaro e parlando dell’esordio di Neto Pereira la butta lì: «Si è mosso bene, si è calato subito nella nuova realtà, ma la cosa bella è un’altra».E qual è?Dopo due minuti aveva la maglia coperta di fango: ha capito subito dove è finito, ha capito che quel fango gli deve stare addosso fino alla fine del campionato, che questa squadra se vuole andare avanti a stare in alto non deve dimenticarsi la regola più importante.Che sarebbe?Che per uscire da una palude e arrivare più su, bisogna sporcarsi le mani e tutto il resto di fango.
Altrimenti si resta impantanati nella mediocrità.Domenica sulle maglie del Varese di fango ce n’era tantissimo…Segno che abbiamo giocato una gran partita e che non ci siamo tirati indietro. Avevamo di fronte la squadra più forte del campionato insieme al Novara, abbiamo portato a casa un punto più che meritato. Anzi.Anzi?C’è rammarico, perché se non fossimo andati sotto con quell’infortunio del portiere – che può capitare – magari sarebbe finita diversamente. Però abbiamo giocato alla grande, e a dirlo è proprio il risultato finale.Perché?Perché contro il Benevento, se non giochi una grande partita prendi tre pere e torni a casa.Insomma, un pari che vale come una vittoria?Questo non lo so. Io so solo che fare punti è difficile, sempre: in casa come fuori. E che ogni volta hai di fronte degli avversari con cui fare i conti, avversari che hanno fame, sempre più fame. Noi a Masnago siamo riusciti a vincere undici partite, senza lasciare per strada nemmeno un punto: però lo abbiamo fatto soffrendo ogni santa volta, nessuno ci ha mai regalato niente. D’ora in avanti sarà sempre più difficile. La ricetta per restare in alto?Le squadre attorno a noi sono tutte forti, altrimenti non starebbero in cima alla classifica: continuano a fare punti, non mollano mai e stanno tenendo un ruolino di marcia pazzesco. E allora questo significa che per noi è vietato tirare il fiato: il fiato lo tireremo a maggio, forse.Domenica non si gioca: una sosta che farà bene?Ci può servire: abbiamo bisogno di lavorare e di provare le nostre cose, e ora avremo qualche giorno per fare le cose con un po’ di calma. Non per tirare il fiato, chiaramente.Poi si va a giocare con la Paganese. Come la vede?Ci troveremo in uno stadio infuocato, un ambiente ostile che ci potrà far tremare un po’ le gambe mentre metterà le ali ai piedi dei nostri avversari. Andremo a incontrare una squadra che sta lottando in fondo alla classifica e che quindi ha una gran fame di punti. Ma la sapete una cosa?Cosa?Noi abbiamo ancora più fame di loro.
a.confalonieri
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