Varese, esordio con lo Slavia Il ct Mangia tifa biancorosso

VARESE – Come si sta quando si tocca il cielo con un dito? Chiedetelo a Devis Mangia, vi risponderà con uno sguardo e vi farà capire tutto. Nuovo tecnico della Under 21, il futuro nelle sue mani, la gratitudine verso chi gli ha permesso di arrivare fin lassù: «Prometto che un delle mie prime uscite ufficiali da ct, a visionare giovani, sarà a Varese – ci ha confidato ieri sera al termine di una giornata estenuante – Purtroppo per il momento il franco

Ossola non può ospitare manifestazioni ufficiali della Uefa, ma in futuro chissà. Nella conferenza stampa ho ringraziato Sacchi e la Federazione, perché era giusto così. Ma a voi voglio fare un ringraziamento diverso: grazie a quella famiglia, a quel padre e a quel figlio, e avete già capito di chi soto parlando. Senza di loro non sarei andato da nessuna parte, per loro proverò una gratitudine eterna». Non c’è nemmeno bisogno di dirlo: Devis Mangia sta parlando di Ricky e Luca Sogliano.

E poi, il biancorosso: «Grazie al Varese, e come Varese intendo tutto e tutti: la società, le persone, i tifosi, lo stadio e i campi. Grazie a tutti i giocatori che ho avuto la fortuna e l’onore di allenare, con un ringraziamento particolare a quel gruppo: la Primavera che nel 2010/2011 cantava “Non succederà più”, perché senza quella squadra di matti Sacchi non mi avrebbe mai chiamato ad allenare l’Under 21. Grazie ragazzi: matti voi, matto io, siamo andati subito d’accordo».

Roberto Bof ieri mattina si è alzato alle 5, è saltato su un treno per Roma e si è presentato alla conferenza stampa del suo amico Devis. «Ho deciso tutto la sera prima – racconta – quando la conferenza è stata finalmente fissata: andata e ritorno al volo, perché era giusto esserci. Devis non

sapeva che sarei andato, e quando mi ha visto ha fatto un gesto come a dirmi “ma tu sei scemo”. Inutile: lo so già di essere scemo. Non ci siamo detti nemmeno una parola, alla fine è stato portato via dagli uomini della Federazione: però è venuto da me e mi ha abbracciato».

Bello, vedere un amico arrivare così in alto: «Ricordo che lo scorso anno quando allenava il Palermo mi telefonava per dirmi che gli sembrava di vivere in una favola. Chissà cosa pensava, mentre si trovava seduto tra Abete e Sacchi, vestito in giacca e cravatta per la prima volta nella sua vita».
Ed è una storia bellissima: Mangia scelto e voluto in Nazionale proprio da Arrigo Sacchi, il suo idolo di sempre. «Sacchi – continua Bof – ha parlato di tattiche e di gioco, segno che la scelta di Devis è stata proprio tutta sua. La decisione di puntare su di lui credo sia nata un anno fa a Pistoia, in quella semifinale contro la Fiorentina quando il Varese in 8 contro 11 si è difeso alla grande senza rischiare mai. Sacchi era in tribuna, e quella sera si è innamorato del gioco di Mangia».

L’avventura è iniziata. «Appena arrivato a casa – dice Bof – mi sono messo a guardare i voli per l’Olanda: il 15 agosto c’è il debutto, sarebbe bello esserci. Speriamo di riuscire a organizzare una spedizione per stargli vicino, altrimenti andremo tutti a Casarano per le altre due partite. Della giornata romana mi resterà sempre l’abbraccio di Mangia e il carisma di Sacchi, un grande che ha avuto l’umiltà di dare la mano e salutare tutti i presenti alla conferenza stampa. Mi piacerebbe, in futuro, fare una lunga chiacchierata con lui: chiederò a Devis di organizzarmela».

Secondo Bof, Mangia è l’uomo giusto al posto giusto: «Sacchi ha ripetuto in più occasioni il suo motto, “il gioco viene prima di tutto”, che si sposa alla perfezione con le idee di Devis. E poi mi è piaciuta la risposta che ha dato al giornalista che gli chiedeva se non fosse preoccupato del fatto di dover sempre rendere conto alla nazionale maggiore. Lui ha detto “no, sono abituato: allenavo la Primavera, e lo facevo in funzione della prima squadra”».

Francesco Caielli

a.confalonieri

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