Il Dante del bar Goalasso serve panettone e vin brulè. Nonostante la giornataccia, arrivano tutti, dal presidente Rosati a quelli dei distinti che si sono visti la partita sotto freddo, pioggia e umidità. Non è (solo) l’atmosfera natalizia e non è (solo) merito del vin brulè che il Dante versa appena fuori dal bar. L’impressione è che la gente del Varese sia convinta di aver assistito ad una di quelle gare che segnano una stagione. Vogliono essere lì per dire il loro «presente». Lo sguardo va subito alla classifica che il Televideo manda: «Saliamo diretti!», azzarda qualcuno; «Siamo sopra il Como», gongola qualcun altro; «Siamo messi bene», commenta il prudente di turno. C’è un signore che, addirittura, fa una foto alla classifica.Mezzora e un bel po’ di vin brulè più tardi, c’è ancora gente lì fuori: l’ennesima discussione, l’ennesimo andare a vedere quale ex biancorosso ha segnato (ieri Pellisssier in Inter-Chievo). Luciano è uno di quelli che va nei distinti: «Possiamo ringraziare il nostro portiere – dice in dialetto strettissimo -, oggi per poco non mi hanno fatto ammalare. C’era da buttar via
il pallone e si mettevano lì a fare i giochetti». Poco oltre, Lele gli fa eco: «Ma che portiere abbiamo! – esclama ancora incredulo -. Siamo felici, ma non ci facciamo illusioni: dico solo che i ragazzi devono continuare a guardare la classifica da arrabbiati. Non sono primi». Paolo di Gallarate rivede nella squadra di Sannino qualcosa del passato biancorosso: «Un Varese così – dice – non lo si vedeva dai tempi di Beretta. Perché? Perché è una squadra che gioca, diverte e si diverte. Tutti portiamo a casa qualcosa di buono». Poi ci sono i due Angelo: il primo passa per “l’imbianchino”, il secondo, per contrasto, è “il non-imbianchino”. «I tre punti di oggi – dice Angelo-imbianchino – sono tutti di Moreau». L’amico omonimo si spinge oltre: «Giornate come questa ti fanno dire che possiamo salire. È vero: Moreau è stato grande e non solo lui, ma c’è anche un pizzico di fortuna. E poi, lasciatemelo dire: se, come oggi, si scalda anche la tribuna, è uno di quei segnali che noi nei distinti non possiamo ignorare. È la prima volta».Luca Ielmini
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