Varese land of cricketGrazie agli immigrati

Varese land of cricketGrazie agli immigrati

VARESE David Berry è nato nel Galles ma vive in provincia di Varese da anni e, da anni, prova a trasmettere ai nuovi connazionali la passione per uno sport poco noto da queste parti, il cricket. Per i meno esperti, val la pena ricordare che lo scopo di questa disciplina tipicamente inglese (colonie incluse) è quello di fare in modo che una delle due squadre in campo (undici componenti ciascuna) segni il maggior numero di punti possibile, evitando di farsi eliminare in fase di battuta. Aristocratico e niente affatto semplice, il cricket è dunque lontano dalla sensibilità tricolore – come Berry ben sa

– eppure, proprio in questi giorni, al tricolore ha regalato una grande soddisfazione: la nazionale under 15 ha stravinto il campionato europeo battendo in finale l’Isola di Man per 163 punti a 59 dopo una storica partita strappata anche al fortissimo Belgio. Un successo assolutamente insperato che il presidente della Federazione cricket italiana ha dedicato al leader della Lega Nord, Umberto Bossi: «Questa vittoria dimostra che non è vero che gli extracomunitari danno solo guai, ma danno anche lustro all’Italia. E credo anche che i ragazzi conoscano l’inno di Mameli» le parole di Simone Gambino, sulla scia delle polemiche dei giorni scorsi.

TANTI DALL’ASIA
In effetti, tra i nomi dei convocati in nazionale, se ne trova solo uno «puramente» italiano. Gli altri sono di ragazzi con genitori o nonni d’origine straniera, paesi anglosassoni o ex colonie della Corona in primis. Ne è testimonianza lo stesso presidente Berry che, dal 1981, segue con passione le attività dell’Euratom Cricket Club di Ispra, formazione che ha «prestato» alla nazionale due campioncini. Si tratta di Harry Starost, 14 anni, alunno della scuola europea di Varese e di Harpreet Singh, anche lui 14enne, di origini indiane e miglior giocatore sul campo del campionato europeo organizzato nel bolognese.
Un appuntamento a cui hanno partecipato otto nazioni: oltre all’Italia, il Belgio, la Francia, la Germania, Gibilterra, Isola di Man, Israele e Svizzera. Dei 13 azzurrini (11 in campo e due in panchina) solo uno, come si diceva, è italiano al 100%, il sardo Edoardo Scanu. Gli altri sono tutti figli di emigrati: due anglo-italiani (come il varesino Starost), cinque bengalesi, due pakistani, due indiani e uno dello Sri-Lanka. E proprio Singh, sikh indiano, si è dimostrato il più forte e il più temuto dagli avversari. Merito degli allenamenti nel campo dell’Euratom (dove, ovviamente, si presenta senza turbante).


UNA DOPPIA BANDIERA

Il numero uno del club isprese (anche se le sfide in casa si disputano sul campo della Fabbrica Mascioni di Cuvio), scherza sulla multiculturalità di questa disciplina: «Ho cantato l’inno? Certo che l’ho cantato, lo canto sempre. E quando c’è una partita tra Italia e Galles, io e la mia famiglia stupiamo un po’ tutti perché ci alziamo a cantare quello italiano e poi ci rialziamo a cantare quello gallese». E lo stesso fanno i suoi giovani atleti, 25 in tutto (fra under 15 e under 13) ma nessuno, al momento, di origine italiana. Lui, però, non si perde d’animo: «Abbiamo presentato il gioco nelle scuole e, dopo questa ribalta nazionale, speriamo che qualcuno inizi ad appassionarsi».
Sara Bartolini

e.marletta

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