VARESE Se siete appassionati della inconfondibile affabulazione di Lella Costa, non potete perdere l’appuntamento con l’attrice, che sarà al teatro di Varese mercoledì 16 marzo, alle 21. Per l’occasione, Costa proporrà il suo nuovissimo allestimento, che ha da poco debuttato sulle scene. Si intitola Arie” e sin da questa scelta, si può cogliere il riferimento alla musica. Chi conosce l’attrice milanese sa che nulla può essere dato per scontato e che ogni citazione e riferimento passa attraverso una molteplicità di spunti e di chiavi di lettura mai banali.
Questo titolo, «Arie», sembra suggerire un collegamento con la lirica, il bel canto. Una svolta nella carriera?
Niente di così radicale ma una rilettura del mio teatro, alla luce della sua “musicalità”. Tutto è nato lo scorso anno, quando gli Amici del Conservatorio di Milano hanno deciso di insignirmi del premio «Una vita per la musica», insieme a Luciana Serra e Liliana Cosi. Ero perplessa ma mi è stato poi detto che si premiava il fluire musicale delle mie parole, in un ritmo vitale.
Da lì è nata l’idea?
Ho pensato di rileggere alcuni passi fondamentali dei miei spettacoli, proprio per far emergere da essi, decontestualizzati, la musica che li caratterizza. Sono risalita alle origini, in un percorso a ritroso, da Ragazze a “Adlib” e con la regia di Giorgio Gallione, amico di cui mi fido ormai ciecamente ho ricostruito un percorso, scoprendo che sì, in fondo, anche se in modo diverso l’uno dall’altro, quei passi di teatro avevano la propria “musica”, nella metrica o nei contenuti. Insomma erano veri “assoli”, delle “arie” che ora ripropongo in questa raccolta speciale.
Quali sorprese, per lei e per il pubblico, nella rilettura?
Innanzitutto devo dire che il pubblico accoglie questo lavoro con grande entusiasmo. Io, poi, mentre selezionavo con Giorgio le pagine più adatte, mi rendevo conto che hanno in sé un ritmo proprio che, anche nell’accostamento, non si perde e anzi viene valorizzato. Si noti che ognuno ha un accompagnamento di note, ovviamente diverso. Non l’abbiamo modificato e l’insieme crea armonia.
Dunque, in Lella Costa c’è un talento musicale poi “sacrificato” alla parola teatrale?
Parlerei di imprinting vero e proprio. Mia madre si diplomò al conservatorio proprio mentre aspettava me e io imparai a suonare il pianoforte a cinque anni. Anche dopo aver abbandonato lo strumento, fui io ad insegnare a mio fratello, che ora, a sua volta, insegna musica. Qualcosa della musicista in me è evidentemente rimasto. Anche perché, lavorando con tanti maestri straordinari, da Paolo Fresu a Stefano Bollani, mi sono sempre sentita dire che “ho orecchio” e che risuono come uno strumento sul palco.
“Arie” riempie i teatri. Cosa pensa del fatto che mentre il pubblico fa la fila al botteghino, i tagli al Fus stiano mettendo in difficoltà le sale, costrette a chiudere?
E’ una situazione frustrante, anche alla luce del fatto che, come dicevamo, la gente torna al teatro e si sta verificando, finalmente, una piccola “fuga” dalla tv. Io da tempo, sostengo che certamente non è giusto assistere la cultura e nello specifico, il teatro, ma questo non significa che non si debba sostenere il teatro. Sono due concetti molto diversi. Probabilmente è vero che in tempi di “vacche grasse” si è distribuito troppo, a pioggia, secondo criteri non meritocratici. Ora però i tagli penalizzano chi lavora bene. E’ la solita storia all’italiana e mette amarezza.
Tagli a parte, un altro tema di scottante attualità è la nuova questione femminile. E’ d’obbligo il parere di colei che ha narrato storie di tante donne diverse…Siamo veramente arrivati ad un grado clamoroso di bassezza, in relazione all’uso del corpo delle donne e allo svilimento della figura femminile.
Le donne però non stanno più a guardare. Cosa pensa delle manifestazioni delle ultime settimane?
E’ falso che si sia trattato di un movimento politicizzato. Ho avuto modo di parlare con tante donne diverse e in tutte ho percepito la stessa indignazione, a prescindere dal colore politico. Miope e tracotante è chi, invece di analizzare questo importante segnale, urla di inesistenti appartenenze politiche.
Come spiega alle sue figlie quello che sta succedendo?
Mi pare di poter dire che le mie figlie abbiano gli strumenti sufficienti per capire e mi limito a rispondere a domande spontanee, senza inutili prediche. Due settimane fa, quando si diffuse la notizia del ritrovamento del corpo della povera Yara Gambirasio, Nina, la mia figlia più piccola, era al pc e con un moto di stizza ha osservato, riferendosi ai tanti gruppi su Facebook, “Ma perché tutte queste persone, che non conoscevano Yara, ora vogliono salutarla, ricordarla?”. L’aver saputo cogliere l’ansia smodata di protagonismo che oggi divora la nostra società, mi dice che lo spirito critico di Nina è già indipendente e sveglio. Questo mi conforta.
Sara Cerrato
“Arie” teatro di Varese, mercoledì 16 marzo, ore 21. Fuori abbonamento. Biglietti da 29 a 15 euro. Info: 0332/ 284224 – 247897 e [email protected].
v.colombo
© riproduzione riservata










