Nessuno sparo, tanto meno un attentato: l’inchiesta sul palaghiaccio si chiude con un’archiviazione e un nulla di fatto rispetto alle ipotesi che un anno fa, nel corso dei mondiali di «hockey in line» ospitati dalla nostra città avevano sollevato un polverone. Era successo che la copertura dell’impianto di via Albani non aveva retto agli acquazzoni estivi: e l’interno si era completamente allagato, non permettendo lo svolgimento di alcune partite. Il Comune aveva gridato al sabotaggio, presentando un esposto in procura perché si indagasse in merito soprattutto a misteriosi buchi nel tetto (in legno), e ad un proiettile di pistola, in realtà mai ritrovato. Erano stati eseguiti rilievi, e il tetto era stato fatto passare palmo a palmo
in cerca di prove. Come unico esito di accurate ispezioni il recupero di un osso di animale, forse di un piccione. Così l’inchiesta affidata alla Digos ha concluso che in realtà «il problema delle infiltrazioni perdurava da anni, ed era stato segnalato più volte dai tifosi che frequentano l’impianto». Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, o meglio, sotto il tetto. Ora il suggello formale: il pm Luca Petrucci, titolare dell’inchiesta ne ha chiesto l’archiviazione, disposta con decreto dal giudice per l’indagine preliminare Giuseppe Battarino. Un anno dopo dunque, le conclusioni che già si conoscevano: quella copertura non regge all’acqua, e forse un’adeguata manutenzione avrebbe evitato quella che a tutti gli effetti è stata una figuraccia mondiale.
e.marletta
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