PESCARA Onore al Varese, l’osso più duro mai avuto dal Pescara. Il risultato parla chiaro, ma non dice nulla. Maran per 68 minuti mette sotto il Pescara nel gioco, nel piglio, nella corsa e più in generale nell’autorevolezza ma non nel risultato, e qui sta la grave pecca oltre a quella preistorica sulla fragilità nelle fasce difensive.
Fino al 2-1 di Kone che gira la partita quando gli ospiti sembravano sul punto di colpire da un momento all’altro, i biancorossi arrivano tre volte davanti al portiere (con De Luca – assist di Neto – fanno gol di rapina alla Inzaghi, con Carrozza e Neto no) rispetto all’unica azione vincente degli abruzzesi, l’1-0 di Sansovini. Andando oltre, la squadra di Maran colleziona altre due nitidissime occasioni con Martinetti, a cui Pinsoglio nega la rete con un balzo prodigioso, e con un rasoterra di De Luca deviato ancora dal gatto biancazzurro. Bressan, dall’altra parte, può andare in vacanza pur subendo tre gol figli un po’ della superiorità di un paio di singoli – da poster il 3-1 di Sansovini con quello stop di destro e diagonale col sinistro o certi numeri di Insigne – e un po’ della spinta dei quindicimila spettatori, il doppio rispetto alla metà delle squadre di A (è l’effetto Zeman). Se una volta vai sotto in un ambiente così imponente, ti può capitare di tornare a galla; se capita la seconda, poi la marea azzurra ti sommerge. Sui tre gol pescaresi Cacciatore e Grillo si fanno infilzare come il burro a vario titolo e in vari modi (avversari, cross e pericoli agiscono indisturbati sulla loro fascia o nei loro paraggi): anche se, avendo di fronte Sansovini o Insigne, il gol è comunque nell’aria.
Alla fine Maran ha tenuto sotto scacco il Pescara, levando aria alla filosofia zemaniana di tagli e sovrapposizioni infernali. L’identità c’è, la squadra c’è e il Varese vincerà le partite che deve vincere al Franco Ossola. Bisogna capire cosa vuole fare la società: le possibilità di giocare la carta
del salto in alto ci sono perché i biancorossi alla fine hanno massacrato il Padova, sono stati alla pari di Reggina e Pescara, mostrandosi superiori a squadre di medio o bassa classifica. Ma per questo salto, serve un intervento sul mercato – non poi così invasivo – in difesa.
Negli ultimi 27 anni il Varese aveva giocato davanti a quindicimila spettatori solo a Padova negli ultimi playoff e a Torino. I biancorossi sono stati a lungo padroni di questa cornice così maestosa e di questa partita da playoff condita da agonismo, giocate, tensione, aggressività, proteste. Quel silenzio irreale che ha attanagliato l’Adriatico per 68 minuti, di fronte ai pirati del Varese, ci rimarrà nelle orecchie a lungo: cari Rosati e Montemurro, a maggio fatecelo ascoltare di nuovo.
Andrea Confalonieri
e.romano
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