Varese-Padova 3-3: che partita! Clicca e risenti l’audio dei gol

Varese-Padova 3-3: che partita! Clicca e risenti l’audio dei gol

VARESE «Il più cordiale saluto, amici all’ascolto, da uno stadio tutto biancorosso. I colori sociali del Varese e del Padova si incontrano e si fondono in novanta minuti decisivi»: inizia così quella che è stata eletta e premiata come la radiocronaca più bella di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Potete riascoltarla cliccando sul nostro sito: preparatevi a tenere stretto il vostro cuore perché non scappi fuori dal petto di fronte alla voce strozzata dall’emozione per una partita eroica, indimenticabile, infinita. Che domani ricomincia.

I protagonisti di quella (questa) sfida che ha segnato (segna) la storia del Varese, a ben guardare, erano e sono gli stessi.
1) Il gran sinistro, le finte, le triangolazioni, le percussioni di Nadarevic da cui nacquero la ribattuta vincente di Pisano (1-0), il raddoppio di Neto Pereira a cui seguì il segno del cristiano con quelle braccia appese al cielo della promozione e perfino il 3-2 di Giuseppe De Luca.

2) La zanzara del Montello che scaraventando in porta il terzo gol e correndo sulla pista della curva Nord, metà uomo metà uccello, rischiò di schiantarsi ma solo per prendere il volo. Come quel Varese senza mezza squadra, da Carrozza a Zecchin (ora c’è, e sapete come la pensiamo: con l’Omino di Camposampiero non perdiamo mai).

3) Quello stadio da serie A descritto così, al fischio finale, dai cronisti Giovanni Scaramuzzino e Massimo Zennaro di Tutto il calcio: «Il pubblico del Franco Ossola è tutto in piedi e non smette di ringraziare la sua squadra piegata dalla delusione. È da brividi ciò che vediamo. Settore distinti, curva nord e tribuna uniti da un’ovazione che dura ormai da cinque minuti, rialzano un Varese che ha inseguito fino in fondo un sogno. È un’immagine che ricorderemo per sempre: i giocatori stanno piangendo, c’è Osuji a metà campo piegato sulle ginocchia ma lo stadio continua a rendere onore a questo gruppo slendido che, non sconfitto, deve dire addio alla A».

Tutto questo c’è ancora, unito da quel fuoco che cova sotto la cenere di Masnago. Non ci sarà l’unico elemento imprevisto e incontrollabile che tolse ai biancorossi una strameritata finale (per l’orgoglio, per il gioco, per le occasioni, per l’ardire). E cioè El Shaarawy, con quel suo destro nell’angolino “alla Del Piero”.
Varese-Padova non è rimpianto o lacrime ma orgoglio e petto in fuori: il vento è girato, spingiamolo e lasciamoci spingere. Un treno ripassa: saliamoci assieme.

Andrea Confalonieri

e.marletta

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