di Andrea Confalonieri
La vita è cambiata per sempre perché l’urlo di Buzzegoli ha riunito in serie B tre generazioni del Varese – da Picchi a Fascetti e Sannino – ma le nostre certezze sono fortezze immutabili. Sogliano è sempre quello dell’Eccellenza e al primo giorno di trattative, un mese fa, ha saputo racchiudere sulla punta del coltello l’anima di questa società: «Sono stato tutto il giorno a Milano. Mercato duro ma chi deve venire a Varese non lo farà mai per soldi. A costo di prendere giocatori di serie D». Poi ha scodellato un elemento a reparto che potrebbe benissimo giocare nel Torino o nel Siena, ma – come quando aveva portato a casa Zecchin e Buzzegoli – scegliendo prima gli uomini dei giocatori. Esemplare la replica di Cellini all’ex compagno d’attacco nell’Albinoleffe Ruopolo che, appena passato all’Atalanta, gli ha fatto sapere: «Tu meriti una squadra che punta alla promozione, che ci vai a fare a Masnago?». Risposta, prima dell’inevitabile golletto con cui Cellini e i biancorossi vendicheranno la spocchia nerazzurra: «Il Varese è da serie A».Il segreto è questo: anche nei dilettanti o in C2 il Varese è sempre stato un nome da serie A, altro che Juventus. Lo è stato nei comportamenti, nei sogni, nell’approccio, nella capacità d’essere duro e puro di Sogliano
e, a casata, di qualunque giocatore o tifoso vecchio e nuovo che passasse da qui. Il Varese è da serie A per Sannino: anche lui è rimasto e rimmarrà lo stesso uomo che lavorara in un ospedale con malati incurabili, pronto a gettarsi nel fuoco per un valore come l’amicizia o per un sogno. Pronto a capire e a far capire che non sono quattro promozioni consecutive a farlo diventare il migliore ma le interminabili notti da disoccupato, gli errori, le ferite, l’esilio, i tradimenti e le piaghe curate in quell’ospedale.Ciccio Baiano può fare scalpore solo per chi non riconosce un po’ di Sannino nell’ariete che segnò 38 gol in quel Foggia dove nacque il mito del gioco zemaniano (poi vennero i 29 con la Fiorentina e i 16 al Derby County). La capacità di sgomitare, stupire, lottare, vincere e alla fine restare a piedi, con in mano quel poco che conta per dire comunque di non avere mai tradito se stesso: ecco chi è, davvero, il vice allenatore del Varese. Non il cigno di Utrecht, né ci serve che lo sia. Ma è uno che ha dentro la cazzimm’: a Napoli sanno cos’è, e lo sa anche il Beppe. Questa è gente che fa per noi. Questi siamo noi: piscinin, brut e catif.
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