Ma sì che va bene. Un bel punto a Siena, dove si può beccare di brutto. Ce lo regala dieselone (diesel+leone) Corti, aiutato nel goleare da forza, tenacia, fortuna. Palla che danza trotterellante in mezzo a un cespuglio di gambe e scuote la rete. Pareggio mica tanto sperabile, dopo essere andati sotto secondo le regole di Rocambole, titic e titoc in area, mia-tua, caos universale e padroni di casa in vantaggio. Recuperiamo alla bell’e meglio, vada come vada, assalti un po’ così, ma non si può fare altro quando sei in apprensiva remuntada.
Però legittimiamo ciò che ci sarebbe spettato prima di subire lo 0-1. Un tempo a modo nostro, buon circolare di pallone, squadra più compatta del solito, densità tignosa in mezzo al campo, fisarmonica coi ritmi giusti sulle fasce, Siena non solo contenuto ma spesso superato. Si cerca con ostinazione Pavoletti, ma gli si aggrappano in tanti fino a soffocarlo. Lampi di vivacità da Neto, meno film fantasy del solito da Zecco, una presenza da “ni” per Cristiano. Il resto è da sufficienza, fatto l’applauso per il correre a perdifiato di Corti, e comunque per la prestazione atletica complessiva. Noi più tosti di loro, specialmente nell’anticipare, ripartire, allungare. Forse ad avanzare è anche la dimestichezza col nuovo modulo, che rende meno impacciato il muoversi. Infine, l’alternarsi in campo non produce disagi d’adattamento, anzi: Forte e Calil, inseriti nella ripresa, danno l’idea d’esserlo fin dall’avvio. Più Forte di Calil, a dirla tutta.
Ci dà una morbida carezza il fato, ed è una beneaugurante notizia. Rosina, talento da A, sbaglia sull’1-1 il rigore della vittoria scegliendo il palo di sinistra per appendervi due dei tre possibili punti. Sbagliava le cose facili anche al Toro, ed è questa farfallesca superficialità che gli è costata la carriera in un club d’élite. Grazie, dear Rosi,
e alla prossima. Finiamo il 2013 con una classifica anonima, né da quartieri alti né da basse periferie. Nell’attesa del recupero col Novara, è un campionato da boh e chissà. Siamo lì, schisci in una penombra grigia, nella speranza che – come diceva Quasimodo, ancor’oggi bene in vista sul mercato della poesia – ci trafigga un raggio di sole.
Max Lodi
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