VARESE Per una volta al Varese non servirà (non basterà) il gioco. Calabresi coperti come in pieno inverno, anche se al Franco Ossola splenderà il sole e farà caldo perché quattromila vogliono questa vittoria: quel piccolo e solo attaccante (Nicolas Viola) potrebbe fare la figura della matita spuntata tra le lame dei temperini Troest e Terlizzi perché il “profeta” dell’ovvio Gregucci
punta a sbancare Masnago con le rasoiate in contropiede delle ali Ragusa e Ceravolo. Sulle fasce s’annida l’imboscata: là, sotto distinti e tribuna, dove la Reggina investe ogni speranza, il Varese dovrà vincere la partita. Là Cacciatore e Grillo dovranno lasciare il segno sui dioscuri calabresi, là Zecchin e Rivas dovranno inventare dribbling, penetrazioni e cross che agli avversari mancano.
Ecco la gara ignorante ordinata da Maran: palloni a raffica in area dall’Omino di Camposampiero e dall’ex barese, poi dovranno pensarci con le buone e le cattive Granoche (gol casalingo ormai maturo) e Plasmati (mai posto da titolare fu più voluto e meritato). Non serve giocare bene a calcio di fronte al muro amaranto (anche perchè mancano il profeta del football, Neto Pereira, e il piè veloce De Luca), iniziamo a bombardare palloni e a vincere la guerra con la strana coppia Gra-Pla, quasi il nome dell’autostrada playoff.
Reggina vincente a Pescara (uno due di Bonazzoli&Ragusa), vincente a Brescia (3-0: Ceravolo-Viola e Ragusa), vincente a Livorno (indovinate un po’ grazie a chi? Ceravolo e Ragusa: buoni quei due). Reggina che cambia, vende, lancia ma non casualmente è sempre lì a giocarsela perché ha l’abitudine e la mentalità per giocare spareggi
a questo livello. Reggina da prendere con le pinze e stringere forte tra le tenaglie di Kurtic, sperando che regga la pubalgia, ma soprattutto sotto l’impeto dei quattromila per spazzare via l’ombra lunga delle assenze (in casa manca soprattutto Corti perché impedisce di prendere gol sulle ripartenze nemiche con quel suo inimitabile tempismo).
Ci sarà anche un altro vento, quello della speranza e del coraggio, che ogni tifoso e ogni giocatore dovrà creare e dovrà soffiare verso Prato, dove Pettinari sarà incollato davanti alla Tv aspettando di alzare le braccia al cielo: il Varese, per lui che lotta contro un oscuro male al cuore, è un’ancora di salvezza. Leonardo s’aggrappa al sogno di rientrare nei playoff: non leviamoglielo, difendiamolo. Giovedì il Varese ha compiuto 102 anni ma, come sempre, non s’aspetta regali perché sarà lui a farlo. A Leo: questa è la sua vittoria.
Andrea Confalonieri
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