Varese ribatte a Giuliano Bignasca “Noi non abbiamo l’anello al naso”

Varese ribatte a Giuliano Bignasca “Noi non abbiamo l’anello al naso”

VARESE Schiena dritta perché ai ricatti non ci si piega. E volendo «si può reagire visto che non manca lo spazio per le ritorsioni». Compattezza, perché i comuni di frontiera devono far sentire la loro voce a Roma ed esigere una clausola di salvaguardia sui ristorni. Affinché arrivino di sicuro: o da Berna o dal nostro Stato. E calma, perché l’impressione è che alla fine la matassa si sbrogli. La metà dei ristorni bloccati, 23.705.838 euro per la precisione, del resto, sono destinati a entrare nelle casse dei comuni solo a fine 2012. C’è tempo insomma per recuperare. Questo però non vuol dire lasciar correre. Sono i messaggi condivisi oggi al Maglio di Ghirla, in Valganna, dai sindaci dei 54 comuni della Comunità montana del Piambello e del Verbano, convocati dai loro presidenti Maria Sole De Medio e Marco Magrini. Cui si sono uniti i rappresentanti di Varese e Malnate, il deputato del Pd, Daniele Marantelli, l’assessore regionale Raffaele Cattaneo (Pdl), i consiglieri regionali Stefano Tosi (Pd), Alessandro Alfieri (Pd) e Giorgio Puricelli (Pdl), e gli assessori provinciali Gianfranco Bottini (Pdl) e Alessandro Fagioli (Lega). Tutti al tavolo con un unico obiettivo: uscire con una posizione comune sulla vicenda del congelamento dei ristorni. Un percorso che si concretizzerà poi nei prossimi giorni su quattro punti fondamentali: la stesura di un documento unitario, il suo invio sia al Governo, sia agli otto ministri lombardi, la richiesta della clausola di

salvaguardia che impegni Roma a coprire l’eventuale ammanco dei ristorni e la creazione di un tavolo territoriale sul frontalierato e i rapporti con il Canton Ticino. Con un coro unanime di condanna nei confronti della decisione del Consiglio di Stato. «Bisogna far passare messaggi forti e chiari – ha evidenziato Cattaneo – uno è per Giuliano Bignasca, leader della Lega dei Ticinesi: qui nessuno ha l’anello al naso e se non lo capisce corre il rischio di sonore bastonate politiche. Quello che è successo è inaccettabile, gli accordi internazionali vanno rispettati, e se c’è un problema con Roma se ne discuta con Roma, senza ricattare il territorio. Perché è chiaro anche noi potremmo mettere in campo rappresaglie: penso al settore delle infrastrutture e dei trasporti. Non credo però sia il caso di farlo subito. Meglio spingere per una soluzione diplomatica visto che, al di là del metodo, alcuni problemi posti dal Ticino hanno dei fondamenti. La Svizzera non sono le Cayman e questo Giulio Tremonti deve capirlo». «Attenzione però – ha evidenziato Daniele Marantelli, unico parlamentare presente – ha concentrare tutta la partita solo su Tremonti. Qui ci sono in gioco diversi fattori: dalla trasparenza finanziaria, al segreto bancario, alla black list, alle polemiche sul frontalierato. E la Lombardia esprime otto ministri non solo quello delle Finanze. Qui bisogna insistere. Per riaprire il tavolo con la Svizzera e in ogni caso garantire a questo territorio le risorse».Alessio Pagani

s.bartolini

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