VARESE Tutti pazzi per le 500. Piacciono perché sono simpatiche e personalizzabili. E perché, a differenza delle altre auto d’epoca, le persone non chiedono informazioni sul valore economico, ma sulla loro storia. C’è quella appartenuta al nonno. Quella che era finita nelle mani del nipote che aveva tentato di venderla e che è stata recuperata in extremis dal carrozziere. Quella che serviva allo zio panettiere per vendere il pane. E persino quella utilizzata per il viaggio di nozze, da Castelletto Ticino alla Sicilia nel 1973. Guardare le 500 è un po’ come ritrovarsi: ogni 500, infatti, nasconde un po’ di quello che eravamo negli anni ’70. Parla di quelli italiani che, sulla spinta del boom economico, appiccicavano sul vetro posteriore dell’auto un adesivo con scritto:
«Oggi sono piccolo, ma da grande voglio diventare una Ferrari». E c’è chi, con orgoglio, rivela: «Io sono stato concepito su una macchina di questo tipo». Per chi ha di questi ricordi, la ‘500 è un membro della famiglia a tutti gli effetti. Per gli altri è un modo di sognare. Tra nostalgia, amarcord e simpatici aneddoti, questa mattina in piazza Repubblica ha preso il via la quinta edizione del raduno Fiat 500 città di Varese, a cura di Auto Moto Storiche Varese. L’obiettivo era quello di arrivare a 150 auto per onorare i 150 anni dell’unità d’Italia. Peccato che si sia riusciti ad arrivare solo a 130. Un numero comunque positivo se si considera che, in totale, le 500 iscritte al club sono 250.
s.bartolini
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