Varese, siamo alle comiche Pure la patente per il barbecue

Varese, siamo alle comiche Pure la patente per il barbecue

VARESE Non si fa più niente «alla buona». Corsi sull’igiene degli alimenti sono obbligatori anche per le mamme e per le nonne che si offrono volontarie nelle parrocchie per preparare e distribuire i panini con la nutella ai bambini del Grest.Nelle sagre di paese e di quartiere, nelle feste delle associazioni, dagli alpini alle sportive, neppure il socio che si presta per dare una mano a servire in tavola in caso di necessità è esente dall’obbligo d’essere preparato. Non solo l’operatore del settore alimentare, cioè il responsabile di cucina, deve formarsi in materia d’igiene e di autocontrollo degli alimenti, preparazione, distribuzione e conservazione. Ma «deve curare direttamente o per affidamento di incarico la formazione degli addetti, sia dipendenti che volontari, nell’attività di preparazione e somministrazione alimenti, a tutela della salute del consumatore». In parole semplici, anche i volontari che servono in tavola devono essere formati, cioè conoscere le minime nozioni di igiene e comportamento.Compresi dunque coloro che, nel più puro spirito di volontariato, accettano di mettersi a disposizione per dare una mano, magari portando i piatti in tavola, oppure sacrificandosi nel più umile dei servizi: lavare le stoviglie e usare per pulire le pentole oltre al detersivo, anche una buona dose di olio di gomito. L’obiettivo della normativa è chiaro: prevenire infezioni alimentari. E gni associazione o gruppo ha l’obbligo della formazione di tutti, ma deve organizzarsi in proprio, cercando un esperto che insegni le normative e le regole di igiene degli alimenti. Può essere lo stesso cuoco che ha fatto il corso ad insegnare agli altri, può essere un consulente o un esperto e infatti

sta risuonando il tam tam tra le associazioni per scambiarsi nominativi da chiamare: per il compenso al professionista, i soci si autotassano fino a raggiungere la somma necessaria. «La normativa nazionale e regionale, in attuazione dei regolamenti comunitari costituenti il Pacchetto Igiene – spiegano gli esperti – esalta il principio della responsabilizzazione dell’operatore del settore alimentare; ciò trova attuazione nel percorso attuato dalla Regione Lombardia con le leggi sulla Semplificazione del 30 dicembre 2009 che prevedono in caso di avvio di attività, ancorché estemporanee, come le sagre, la comunicazione di avvio con cui si autocertifica di conoscere e rispettare tutte le normative di igiene e sicurezza. Questo percorso si concretizza nella presentazione allo Sportello Unico per le attività produttive, Suap, della Scheda Dichiarazione Inizio Attività Produttiva, Diap». Ma gli ispettori della Asl, in caso di controllo, come fanno a sapere se un volontario che lavora in una sagra è stato formato o no? Lo vedono dal comportamento e sarà il responsabile della manifestazione a dimostrare che si è formato ed ha trasmesso la formazione. In tanti, stanno correndo per cercare di mettersi in regola e recuperare terreno lungo un sentiero zeppo di ritardatari: la stagione delle sagre è ai nastri di partenza. O, come nel caso di Varese, è già partita.E nessuno si dice in disaccordo con le regole in sé: perché è senz’altro giusto garantire la sicurezza alimentare alla gente, anche quando lo scopo della sagra non è di lucro e i proventi tornano anzi alla gente, spesso alla gente che ha più bisogno. Però, per i volontari, è un altro obbligo e non da poco.

e.marletta

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