VARESE Attenti all’acqua. Presto o tardi, ma presumibilmente molto presto, le tariffe aumenteranno: le tubazioni sono vecchie e perdono da tutte le parti e senza alzare il prezzo dell’acqua al cittadino non è possibile investire e sostituirle. La normativa però è nel caos totale e le decisioni sui rincari spettano all’Ato, che a Varese non è
mai entrato in funzione e che a fine anno per legge cesserà di esistere. Così Aspem, municipalizzata per il 90% del gruppo A2A, non sta ad aspettare e lo dice fuori dai denti: «I comuni dovrebbero fare una forzatura e alzare le tariffe». Una lettera a questo proposito intanto è già stata recapitata a Palazzo Estense.
«Siamo paralizzati – spiega il presidente varesino William Malnati – Abbiamo delle perdite nell’acquedotto che si aggirano tra il 35 e il 38% perché le tubazioni sono vecchissime, ma non possiamo intervenire con nuovi investimenti. Basti pensare che il tasso di sostituzione delle tubature è circa dell’1% all’anno». Il fatto è che le perdite d’acqua si risolvono in una perdita economica. Il problema di fondo dunque si può riassumere in termini piuttosto semplici: la tariffa per l’acqua pagata dal cittadino-utente che la riceve non copre nemmeno le spese per portargliela in casa; la tariffa agevolata poi non arriva a coprire neanche il costo dell’energia elettrica per pomparla a monte. Se il 30-40% di quest’acqua si perde in giro per le tubazioni malandate, infine, significa buttare nel cestino non solo il volume d’acqua, ma anche la corrispondente quantità di energia impiegata per trasportarla. «Varese ha questo problema aggiuntivo – spiega Malnati – si trova tutta in pendenza dai monti al lago e l’acqua deve essere pompata in alto. Questo comporta una spesa, ma con le tariffe e le perdite attuali non arriviamo a coprirla».
Si pagano attualmente dagli 0,87 agli 0,90 centesimi al metro cubo, comprensivi delle spese di depurazione e del canone per la fognatura che vengono poi corrisposte da Aspem, che incassa i pagamenti, ai Comuni; di quella cifra però quello che resta ad Aspem per la gestione è circa la metà. «Abbiamo un bilancio complessivo in positivo per l’igiene urbana e il gas, perché se
dovessimo scorporare l’acquedotto saremmo pesantemente in perdita. I proprietari delle reti però restano i comuni: significa che i debiti in un modo o nell’altro saranno comunque appianati con i soldi dei cittadini». Meglio a questo punto farlo attraverso le tariffe, secondo Malnati: si parla di pochi euro all’anno che permetterebbero di risolvere il problema all’origine, invece di ripianare le perdite che genera in seguito.
«Temo che in questo momento i cittadini non riuscirebbero a capire», spiega il sindaco di Induno Olona, Maria Angela Bianchi, «non tanto per quei pochi euro in più ma perché le opposizioni ne farebbero una facile battaglia politica che influenzerebbe la gente». Concorda anche il sindaco di Luino, Andrea Pellicini: «Non saremmo contrari a un aumento, ma vorremmo verificare prima gli investimenti che si intendono fare sulle infrastrutture. Il problema è capire quanto il cittadino andrebbe a risparmiare, in definitiva».
Francesca Manfredi
e.marletta
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