Varese sul tetto dell’eternit in regione

Siamo la terza provincia per strutture con coperture di amianto: lo rivela il Comitato di controllo. E le bonifiche vanno al rallentatore. La nota dolente sono i privati: «Il problema? Niente sanzioni»

– Varese è la terza provincia in tutta la Lombardia per numero di strutture che ancora presentano coperture in amianto. A dirlo è uno studio stilato dal Comitato paritetico di controllo e valutazione del Consiglio regionale. Ha due nomi, entrambi derivati dal greco. Amianto significa “incorruttibile”, asbesto vuol dire “inestinguibile”. Di qui il neologismo eternit, passato dalla multinazionale svizzera che all’inizio del Novecento brevettò la miscela di cemento e amianto all’ondulato grigio che nel dopoguerra scalzò i coppi rossi dai tetti.

Le virtù vantate dai nomi si sono rovesciate in maledizione. L’amianto, messo al bando in Italia nel 1992, continuerà a presentarci il conto per un pezzo. Infatti, sempre secondo lo studio effettuato dal comitato paritetico di controllo e valutazione, per l’eliminazione del problema amianto in Lombardia ci vorranno ancora almeno dieci anni. Al 30 giugno 2015, le strutture che avevano una copertura in amianto in tutta la nostra regione erano 184.178: l’87% di uso privato e il 13% aperte al pubblico. In testa troviamo la provincia di Brescia con 26.893 strutture, seguita da Cremona con 26.816 e al terzo posto c’è Varese con 24.250. Più indietro nella classifica troviamo Milano, Monza e Brianza. Ma se la nostra provincia è tra le prime tre in tutta la Lombardia per amianto ancora presente sui tetti degli edifici, risulta invece in fondo alla lista per numero di tonnellate smaltite tra il 2014 e il 2015.

Sembra proprio che i varesini su questo fronte si stiano muovendo a rallentatore. «La bonifica e la demolizione dei siti produttivi, la rimozione dagli edifici dei rivestimenti e dei tubi in cemento amianto procedono a rilento – spiega l’assessore alla Tutela Ambientale, – Il 90% degli edifici ad uso pubblico in città sono stati messi a norma, rimane la bonifica dell’ex Macello civico. Il nostro problema, come amministrazione, è la rimozione dell’amianto presente negli edifici privati». Varese ha insomma ancora tonnellate di eternit ancora da smaltire. Oltre all’ex Macello civico che fa capo al comune, e oltre agli stabilimenti che fanno capo a Casti Group, in via Sanvito Silvestro e in via Sleme (ex caserma della Guardia di Finanza), in città l’amianto è ben lontano

dall’essere smaltito. Le volumetrie di eternit censite dalle Gev fino al 2014 a Varese fanno paura. Parliamo di circa 47.332 metri quadri, per un totale di 634 tonnellate circa di materiale. Il censimento non è stato più aggiornato. «Il vero problema è che Regione Lombardia chiede che questi edifici vengano bonificati, ma poi non obbliga a compiere questa bonifica perché non vi sono sanzioni per chi non effettua la bonifica e, inoltre, non dà contributi». L’assessore Santinon lamenta un problema di tipo burocratico. «Sul caso dell’ex Aermacchi, l’Asl ci ha mandato un parere scritto nel quale ci dice che come Comune possiamo emettere sia un’ordinanza, o formulare una richiesta di smaltimento. Poi, ci ha suggerito di chiedere all’Arpa di effettuare le analisi dell’aria circostante la struttura».

Analisi che, secondo Santinon, non possono essere attendibili perché le micro particelle di amianto non sono distribuite in modo omogeneo in tutti i metri cubi di aria che circondano lo stabile. Ma questo non significa che siano comunque presenti e che siano quindi nocive alla salute. «Non è detto che l’Arpa rilevi la presenza di amianto nell’aria e se l’Asl non dichiara che la presenza di amianto su quella struttura è un per idolo per la salute pubblica, noi come Comune non abbiamo alcun presupposto per emettere alcuna ordinanza».