Varese, traffico di clandestini In sette finiscono alla sbarra

VARESE (c. fra.) Si è conclusa, con quattro patteggiamenti, tre rinvii a giudizio e un’assoluzione, il processo contro nove cittadini egiziani, accusati di essere parte di una rete di trafficanti di esseri umani, che dall’Egitto faceva entrare illegalmente in Italia dei connazionali minorenni.

L’indagine, condotta dal pm Tiziano Masini, ha fatto luce su un vero e proprio traffico di esseri umani: i ragazzi, quasi tutti diciassettenni, partivano dall’oasi di Al Fayoum, nel Sahara, alla volta dell’Italia. Meta finale, alcune città del Nord: Varese, ma anche Milano, Monza, Piacenza o Brescia. La polizia ha iniziato ad indagare perché troppi ragazzi si sono presentati in questura raccontando la stessa storia: tutti di 17, tutti provenienti dallo stesso villaggio, tutti orfani e abbandonati. Questa dichiarazione permetteva ai ragazzi di scavalcare il decreto flussi, perché la legge favorisce l’ottenimento del permesso di soggiorno ai minorenni rimasti senza famiglia.

I documenti, con i tempi burocratici necessari, arrivavano una volta scattato il diciottesimo anno di età, mettendo i ragazzi al sicuro. In realtà, le indagini hanno permesso di scoprire che per dare ai figli la possibilità di arrivare in Italia, le famiglie in patria pagavano all’organizzazione anche 3 mila

euro. Un altro tipo di costi era sulle spalle dei comuni: solo a Varese, il mantenimento di questi ragazzi è arrivato a pesare 3 mila euro al mese sulle casse comunali, perché i ragazzi minorenni in attesa del permesso di soggiorno devono stare in un centro di accoglienza specifico.

I nove imputati sono tutti nordafricani, e la pena massima patteggiata è arrivata a due anni e mezzo. Il gup Simona Pepe ha confermato l’esistenza dell’associazione per delinquere. Durante il processo, però, è emerso che in realtà uno solo dei ragazzi giunti a Varese era davvero minorenne. Per tutelare questo ragazzo, il processo è andato avanti. E si concluderà solo con la fase dibattimentale dei tre rinviati a giudizio.

e.marletta

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