Varese va matta per il wi-fi E va a caccia degli hot spot

Varese va matta per il wi-fi E va a caccia degli hot spot

VARESE Pochi giorni fa l’annuncio del ministro dell’Interno Roberto Maroni: «Lasceremo scadere il decreto Pisanu e liberalizzeremo il wi-fi, pur tutelando la sicurezza». E la sua città, Varese, non vede l’ora che scatti la mezzanotte del 1 gennaio 2011, per legalizzare quella che, di fatto, è già una realtà e che sta diventando una vera e propria mania: il wi-fi libero e gratuito, la possibilità di connettersi a internet senza fili e senza vincoli.Non è solo colpa di Iphone, Ipad e simili: basti pensare che proprio a Varese è nato uno dei provider internet più innovativi, il progetto Eolo, gestito da Ngi, di cui è amministratore delegato Luca Spada, di Casciago. Proprio Eolo aveva fornito Varese di un primo wi-fi praticamente libero: in occasione dei mondiali di ciclismo, infatti, erano stati accesi alcuni hot spot (punti di accesso wireless a internet) in alcuni punti nevralgici della città. piazza Monte Grappa, le stazioni, l’Ippodromo e perfino Villa Recalcati: un semplice sms ad Eolo, ed ecco in risposta un altro messaggino con la password per accedere alla rete delle reti per due ore. Il tutto gratuito, libero e in sicurezza, visto che il tutto passava dal cellulare. Perché il problema è la necessità di rendere riconoscibile chiunque si connetta: è per questo che il decreto Pisanu, del 2005, impone a chi vuole aprire un internet point una lunga trafila burocratica, oltre all’obbligo di chiedere i documenti e registrare i dati di ogni cliente. Ma la tecnologia vola velocissima, e Varese ha una voglia matta di starle dietro. Anche se l’occasione offerta da Eolo è sfumata: la

pubblicità all’iniziativa, inizialmente assicurata dal Comune, è stata pressoché nulla. Finiti i mondiali, il wi-fi di Eolo è caduto nel dimenticatoio, e se qualche cittadino con pc seduto ai tavoli di piazza Monte Grappa captava la rete era comunque impossibilitato a navigare, perché non a conoscenza del semplice meccanismo. Così Ngi pochi mesi fa ha deciso di spegnere gli hot spot varesini, che restavano di fatto inutilizzati.Ma la voglia di wi-fi a Varese è sempre più forte. La dimostrazione è piazza XX Settembre. Una presenza sospetta di giovani e meno giovani con pc portatile seduti ai tavolini dei bar o, negli orari di chiusura, anche per terra, ha fatto sorgere un dubbio: forse esiste un hot spot “clandestino”? Certo: il negozio Ce Group, specializzato in apparecchi Apple, ha una rete non protetta, quindi priva di password. L’hanno accesa come un servizio per i propri clienti, una questione di semplice praticità diventata la manna dal cielo per molti internet maniaci varesini. E in piazza XX Settembre non sono i soli: basta fare un giro per la città con un netbook o un Ipad per accorgersene. Sono molti i privati che si dimenticano, volutamente o no, di proteggere le loro reti, lasciando la possibilità di connettersi a chiunque. Secondo la legge, accedere ad una rete privata senza autorizzazione è una violazione della privacy. Ma tra gli internauti varesini questi hot spot di fortuna sono visti con la stessa venerazione con cui negli anni ’70 venivano ascoltate le radio libere. Non resta che aspettare gennaio, con il pc o l’Ipad pronto a captare ogni segnale.Chiara Frangi

s.bartolini

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