Vasco Rossi mi ha aiutato a crescere. Le sue parole sono forza che dà vita

Da ieri sono ufficialmente in vendita al Multisala Impero Varese i biglietti per seguire il concerto del grande rocker il primo luglio

“Mi ricordo che sì, si escludeva/per motivi che/oggi fanno solo ridere/mi ricordo che sì, si escludeva/per primi quelli che/facevano paura: chissà perché?!?/mi ricordo che sì, si escludeva/…sempre il più debole/mi ricordo che “non si voleva”/però neanche i più brutti come me…/e avanti così…/facciamo due comunità diverse”.

Era il 1995, avevo appena iniziato la terza media. La situazione andava meglio, ma rimanevo essenzialmente un ragazzino preda dei problemi della pubertà o preadolescenza che dir si voglia, con una aggravante: la timidezza, una buona dose di asocialità, rapporti in via di miglioramento, appunto, ma “complicati”, con i compagni di classe.

Un’uscita traumatica, la mia, come quella di tantissimi ragazzini di quell’età, dal mondo dorato dell’infanzia a quello degli adolescenti. Un difficile confronto con i coetanei e gli adolescenti. La musica come sfogo. Come via d’uscita, come ancora di salvezza. E soprattutto come strumento di introspezione, per capirsi. E poi modello da seguire, per esprimersi. No, non sarei mai diventato un musicista.

Con le note non ho una grande sintonia, probabilmente per colpa mia. Ma con le parole sì. E se la musica mi limito a canticchiarla, le parole fluiscono dalla mia mente alle mie mani. Scrivere è sempre stato un’esigenza fondamentale. E le parole nella musica hanno medesima importanza dei suoni. C’è chi snobba Vasco Rossi. Non in molti, ma ci sono.

Criticare è facile, ma difficilmente troverete mai un artista che sa mettere nelle parole la stessa passione, lo stesso pathos, che ci mette lui. Anche la parola più banale, con lui diventa potente. Il linguaggio è una convenzione. E in pochi sanno elevarlo, renderlo speciale. Metterci l’anima.

Forse dire che Vasco Rossi mi abbia salvato è esagerato. Ma sicuramente mi ha aiutato a crescere. Dandomi forza per superare le mie paure. Può una canzone, possono suoni e parole fare questo? Sì, cazzo che possono. A Varese si potrà seguire il suo grande concerto del quarantennale, “Modena Park”, il primo luglio, al Miv di Varese, nella Sala Giove, la più grande del cinema. I biglietti sono in vendita da ieri al cinema.