Velina, striscione contro Maroni vicino alla casa di Bossi

Velina, striscione contro Maroni vicino alla casa di Bossi

VARESE Adesso il cerchio magico fa sul serio. E cerca di mettere Roberto Maroni nell’occhio del ciclone. Il primo «assalto» è stato fatto con uno striscione, appesso sulla rotonda di Gemonio, vicino a casa di Bossi, con la scritta: «La Lega di Maroni fora dai coioni». Firmato Lega Nord Brescia. A riportarlo la pagina Facebook della Velina verde, con tanto di foto, e data:

sabato 18 febbraio. Ed è comunque su internet che la controffensiva del cerchio magico carica contro i Barbari Sognati e il loro leader. Accusandolo, coperti dietro l’anonimato che internet e Facebook danno, di «tradimento». Questo lo scopo della nascita del profilo sul social network «Febbraio Novantacinque Maroni», che richiama la data del «ribaltone» leghista, quando Umberto Bossi decise di affossare il primo governo Berlusconi.

È notizia di cronaca che l’allora ministro dell’Interno Maroni non fu completamente d’accordo nel mettere fine così velocemente all’esperienza di governo. Le motivazioni di Maroni non furono prese in considerazione. Poco importa se poco tempo dopo lo stesso Bossi fece pace pubblica con il suo compagno di avventura politica. Il profilo Facebook lo accusa di tramare «ancora una volta» alle spalle del capo. L’immagine di profilo è quella di Umberto Bossi al congresso federale del 1995, quando si cosumò lo strappo. Tra le foto, c’è un montaggio che mostra Gianfranco Fini e Italo Bocchino che parlano vicini, e accanto, simili per la posa, Maroni insieme all’eurodeputato Matteo Salvini.

Tra i post, vengono citati stralci della Velina verde. Ma non mancano opinioni scritte dal «misterioso» autore della pagina.

«Vedo che i <barbari sognanti comentatori»«barbari sognanti comentatori» di Facebook – scrive – non sono in grado di smontare le tesi di noi Bossiani. Vi arrampicate sui vetri, semplicemente accusando che siamo «fasulli», «del Pdl», o «ci insultate». Dimostrate che Maroni è un «Leghista indipendentista» con fatti concreti?». Il posta ha anche il posizionamento geografico, ovvero a Milano vicino al Palatrussardi. Tra le foto per schernire i maroniani, hanno messo un’immagine di Diego Abatantuono in versione Attila flagello di Dio e commentano: «Chi è? L’ideologo dei barbari sognanti?». Insomma, prese in giro e attacchi velenosi.

Al momento conta poco più di duecento amici, ma è stato creato da poco. E tra di loro anche alcuni esponenti politica leghisti, chiaramente non maroniani, che si erano invece tenuti alla larga da pagine Facebook più «compromettenti», come quella della Velina verde. Amici di «Febbraio Novantacinque Maroni» sono infatti il consigliere regionale varesino Giangiacomo Longoni, il dirgente provinciale Paola Reguzzoni e il deputato e sindaco di Lesmo Marco Desiderati.

Insomma, se Maroni ha scatenato la «rivolta» della base, a gennaio, durante il tentativo che il consiglio federale fece di censurarlo, attraverso la sua pagina Facebook, i suoi nemici hanno deciso di dargli battaglia con le stesse armi.

Un clima non troppo sereno, in vista di domenica 26 febbraio, quando i militanti della provincia di Varese saranno chiamati a eleggere i delegati che all’assemblea provinciale voteranno i rappresentanti al congresso nazionale. L’assmblea è convocata per domenica 11 marzo. Entrambi gli incontri si svolgeranno nella sede cittadina di piazza Podestà a Varese, e non in quella provinciale, per comodità della posizione.
Marco Tavazzi

e.marletta

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