Vendola a Varese è un uragano “Basta con la politica delle Ruby”

Vendola a Varese è un uragano “Basta con la politica delle Ruby”

VARESE Se la politica italiana è ridotta a una partita tra pochi leader in campo e tutti gli altri ridotti al ruolo di tifosi, per Nichi Vendola la vittoria è l’invasione di campo. Ovvero la partecipazione, come quella delle mille persone che ieri mattina hanno riempito la sala del De Filippi in ogni ordine di posto, anche in piedi, con tanto di porte e finestre aperte per permettere a chi era rimasto fuori di sentire le parole di Nichi Vendola. Il primo a stupirsi di un’accoglienza tanto calorosa a Varese: «É un disagio ma piacevole una sala tanto gremita» ha detto il governatore pugliese prendendo la parola. Lui, comunista di formazione, gay dichiarato e fervente cattolico ha iniziato il suo discorso con una citazione delle sacre scritture: «Sentinella, a che punto è la notte?» ha detto ricordando il leader cattolico Dossetti «che in questo modo voleva provocare la coscienza collettiva a riflettere sul livello di degrado raggiunto».«La politica è in apnea, bloccata su Noemi, Ruby, droga, escort, minorenni e uomini di potere che abusano della loro posizione. Se le prostitute che Maroni ha tolto dalla strada sono finite in qualche villa privata, non è stata un’operazione di sicurezza – ha detto con una battuta – Fare sicurezza significa sconfiggere la povertà e non criminalizzarla come si faceva nel Medioevo» ha aggiunto con riferimento al reato di immigrazione. Una critica alle politiche del centrodestra e una strategia: «Per battere Berlusconi bisogna sconfiggere il berlusconismo iniziato quando maestri e docenti hanno smesso di essere la colonna della società che cresce grazie alla cultura, e in cattedra è salita la televisione – ha detto Vendola criticando l’imbarbarimento del linguaggio

della politica che punta agli istinti più bassi – Dobbiamo far emergere l’Italia migliore, la cultura e l’innovazione, puntare su scuola e università come volani del futuro e che invece non a caso sono il bersaglio principale del governo». Insomma non solo calcoli economici dietro i tagli all’istruzione, ma l’obiettivo preciso di distruggere la cultura a vantaggio di una società «su modello del Grande Fratello – ha aggiunto Vendola – dove le persone vivono concentrate sull’ombelico, isolate, senza finestre sul mondo».Non è esente da critiche la Lega «che qui ha avuto successo perché è rimasta sul territorio mentre la politica si chiudeva nei palazzi, ma ha creato identità basate su comunità di rancore», ha detto il governatore pugliese nella culla del Carroccio. «Però sul territorio c’è spazio per più di una culla – ha aggiunto – perché no, anche la nostra». Tra i temi preferiti di Vendola c’è la precarietà «che per i giovani è una condanna all’ergastolo, e ormai descrive la nuova dimensione del lavoro e dell’esistenza», ha detto con riferimento alla scelta di Marchionne di assumere fuori dal contratto collettivo «come facevano i caporali ai primi del ‘900». «E intanto piove – aggiunge – ma in Italia non basta l’ombrello, servono esercito e protezione civile perché l’assurda cementificazione ci espone a costante rischio idrogeologico a Reggio Calabria come in una Verona civilissima, al netto del sindaco. Non so se il federalismo potrà governare la pioggia meglio sarebbe fermare il cemento e concentrarsi sul riuso, che fa lavorare anche di più le imprese edili».Le sue parole sono il racconto di una notte buia da cui uscire puntando sull’istruzione, sulla libertà, sul lavoro. Lidia Romeo

s.bartolini

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