Venti auto danneggiate nella notte: nuovo “raid” folle di , 46 anni, nato in Inghilterra ma da sempre residente a Varese, protagonista negli ultimi due anni di scorribande al sapor d’atto vandalico. Il quarantaseienne ha colpito nella notte tra giovedì e venerdì.La sua zona d’azione non è cambiata: le macchine prese di mira erano state regolarmente posteggiate tra via Dandolo, via Cavour, via Luini, via Como e via Puccini. Says, in questa zona, si
era già reso protagonista di gesti simili. Il vandalo si è accanito sulle vetture colpendo nella furia, oltre all’auto del giornalista del Corriere della Sera , anche quella dipresidente degli Angeli Urbani di Varese.«Mi sono accorto di quello che era successo il mattino dopo», dice Piazza. «Nel mio caso si è accanito con i tergicristalli, strappando l’intero globo delle spazzole. Poi ha divelto gli specchietti retrovisori. Minimo sono mille euro di danni».
Tergicristalli e specchietti sono stati tra i principali obiettivi di Says che, però, non ha disdegnato nemmeno parabrezza e lunotti mandandone in frantumi parecchi. Sino a quando i residenti si sono resi conto di quanto stava accadendo fuori casa, visto che l’azione è stata piuttosto rumorosa, e hanno chiamato il 112.
I carabinieri della compagnia di Varese sono intervenuti immediatamente.
Says è stato colto in flagranza di reato in via Dandolo proprio mentre stava sradicando l’ennesimo specchietto retrovisore.
Per l’uomo sono scattate le manette. Says è un soggetto molto particolare. L’autunno scorso aveva vandalizzato quattro auto posteggiate sempre in zona via Luini. Nel luglio 2014 aveva appiccato le fiamme a una Harley Davidson posteggiata in via Cavour danneggiandola. Curiosamente prima di appiccare le fiamme l’uomo aveva divelto un cartello stradale scambiandolo per una telecamera.
Le telecamere vere, intanto, avevano ripreso la scena e il quarantaseienne era stato denunciato per incendio doloso. Note, inoltre, sono le sue imprese con i vicini: i condomini della palazzina dove l’uomo vive con l’anziana madre sono stati rincorso “dall’inglese” in mutande, sono stati usati quali bersagli per il lancio di bottiglie o di escrementi, insultati e malmenati.
Il problema è che Says ha una pesante dipendenza da alcol e soffre di problemi comportamentali. Da sobrio non è aggressivo, quando beve perde il controllo. Inizia e poi abbandona terapie di recupero da anni, ricade nel vizio e si sfoga distruggendo ciò che incontra sul proprio cammino.
Il carcere non è la soluzione a causa del suo stato; l’autorità giudiziaria ha provato di tutto. Dai domiciliari sino al divieto di uscire di casa dalle 21 alle 6 del mattino sperando in questo modo di evitare che l’uomo si ubriachi.
«È una persona che ha dei problemi – commenta Piazza – Ma serve trovare una soluzione. Noi, come associazione, vediamo tanti soggetti simili. La situazione è particolare, in questo caso, ma una soluzione deve essere trovata. Un centro di cura, una struttura entro la quale obbligarlo a curarsi. Non è possibile che venga lasciato a se stesso. Anche perché sinora ha causato danni, e posso garantire che non è piacevole».
«Ma se all’ennesima ricaduta aggredisse qualcuno ferendolo? Credo che non possiamo continuare a dire semplicemente non è possibile fare nulla. Se c’è un problema, e un problema c’è visto i trascorsi di questa persona, dobbiamo trovare il modo per risolverlo. Coinvolgendo servizi sociali, Asl o qualunque ente possa in qualche modo offrire uno spiraglio».













