Via da Roma con la pensione Esclusi Reguzzoni e Rizzi

Via da Roma con la pensione Esclusi Reguzzoni e Rizzi

VARESE Se il Governo traballa, e tutti rischiano di andare a casa, c’è chi a Varese potrebbe rimanere “fregato”. Ovvero c’è chi, se non arriva a fine mandato, non maturerà il diritto al vitalizio parlamentare, la pensione di deputati e senatori. Oggi la provincia di Varese esprime ben nove parlamentari, anche se in due casi, quelli dei leghisti Umberto Bossi e Giancarlo Giorgetti, c’è un’espressione indiretta, visto che si sono candidati nella circoscrizione Lombardia 1, ovvero quella milanese. Ma sempre al territorio appartengono. Come, restando nella Lega Nord, il capogruppo dei deputati Marco Reguzzoni, i senatori Fabio Rizzi e Giuseppe Leoni, e il ministro dell’Interno, eletto alla Camera, Roberto Maroni. E sono proprio le new entry Rizzi e Reguzzoni, eletti per la prima volta due anni fa, che non avranno la pensione da parlamentari, visto che la riforma varata recentemente prevede che per maturarne il diritto si debba sedere in Parlamento per cinque anni consecutivi, un’intera legislatura. Sul filo del rasoio invece i parlamentari del Pd, il deputato Daniele Marantelli ed il senatore Paolo Rossi. Eletti la prima volta nel 2006, sono in Parlamento da due legislature. Ma la prima, la XV, è durata due anni esatti. Quella attuale compirà 3 anni nella primavera dell’anno prossimo. Per il raggiungimento di cinque anni esatti manca qualcosa. Chi invece ha la pensione assicurata sono tutti gli altri. A partire dai più “vecchi” parlamentari del nostro territorio, Bossi ed il senatore Leoni. Presenti a Roma fin dal 1987. Bossi entrò quell’anno al Senato, la sua unica legislatura a Palazzo Madama, ma tanto gli bastò a portarsi dietro tutta la vita il

soprannome di Senatùr. Dal ’92 optò sempre per la Camera, e restò fuori per sua scelta solo nel precedente mandato, quando venne eletto ma si dimise, per restare all’Europarlamento. Percorso inverso quello di Leoni, che entrò lo stesso anno alla Camera, dove restò nella X e nella XII legislatura, mentre le altre, con l’unica pausa fuori dal Parlamento dal 2001 al 2006, le passò al Senato. Tutti e due hanno quindi all’attivo sei legislature, esattamente come il ministro Maroni. Il quale arrivò, rispetto ai due compagni lumbard, con cinque anni di ritardo, nel ’92. Ma a differenza di loro non fece alcuna pausa. Dopo di loro, il record di permanenza scende a quattro mandati consecutivi. Ed è in mano al deputato Giancarlo Giorgetti (Lega Nord) e al senatore Antonio Tomassini (Pdl), presenti dal ’96. Questa è la classe dirigente presente da oltre vent’anni, nei primi due casi, e da quasi vent’anni, negli ultimi tre, in Parlamento. Insomma, quelli con il vitalizio assicurato, anche se dovranno aspettare per percepirlo. O meglio, chi potrebbe subito entrarne in possesso, ma nel caso poco probabile che si ritirassero a vita privata, sono Bossi e Tomassini, che hanno superato i 65 anni di età. Per avere diritto alla pensione bisogna avere compito i 65 anni o, nel caso ci sia un numero cospicuo di legislature alle spalle, il vincolo può scendere a 60 anni. Quindi, potrebbe aspirarci anche Leoni, classe ’47, ma con una lunga attività alle spalle. Gli altri sono troppo giovani. E nel caso degli ultimi due leghisti eletti, Rizzi e Reguzzoni, sono ben lontani dal maturare il diritto. Marco Tavazzi

s.bartolini

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