Violoncello in spalla fino a Gerusalemme

La varesina Lucia d’Anna vive e suona in Israele e studia al Tel Aviv Conservatory con Myrna Herzog

A Gerusalemme per scoprire sé e la musica, in un viaggio sulle vibrazioni del violoncello. musicista varesina, classe 1992, vive da qualche mese in Israele, dove ha studiato alla Jerusalem Music Academy col maestro Zvi Plesser e ora studia violoncello barocco al Tel Aviv Conservatory con Myrna Herzog. Un bell’obiettivo raggiunto dopo un lungo percorso di studi cominciato proprio nella Città Giardino al Liceo Musicale di Varese con la maestra Elisabetta Soresina, continuando al conservatorio “G. Verdi” di Milano sotto l’insegnamento del maestro Marco Bernardin.

Si è diplomata portando a compimento il Bachelor in music perfomance Master in Music Pedagogy e alla Hochschule Conservatorio della Svizzera Italiana sotto l’insegnamento di Taisuke Yamashita. Lucia, che si esibisce in formazioni cameristiche, fa parte dell’orchestra Junge Munchen Philarmonie ed è violoncello di fila aggiunto della sinfonica professionale “LaVerdi” di Milano, ha militato in orchestre giovanili e ricoperto il ruolo di violoncello di fila all’Accademia del Teatro alla Scala, ha partecipato anche a progetti per il teatro di prosa al Piccolo Teatro di Milano.

Proprio alla conclusione dei master, però, in Lucia è nato il desiderio di andare oltre. «Mi stavo guardando intorno – racconta la violoncellista – Mi sarebbe piaciuto sfruttare il diploma anche a livello umanitario. A Gerusalemme, viveva un amico che mi ha consigliato di sentire i video di un insegnate, il maestro Zvi Plesser. L’ho trovato eccezionale e così ho deciso». Insieme alla sua formazione D’Anna ha iniziato ad occuparsi anche di quella dei più piccoli come volontaria al “Magnificat” di Gerusalemme, con “Sound of Palestine” nei campi profughi e nella “West Bank” a Beit Sahour. «Per l’insegnamento l’itinerario è stato lungo e si tratta di volontariato perché col visto da studenti non è possibile lavorare, ma è un’esperienza interessante e irripetibile in una città complicata e meravigliosa».


L’ho scelto perché ha un suono grave, caldo ma anche perché è simile alla voce umana. Abbracciandolo sento tutte le vibrazioni del legno, suono uno strumento vivo. Ho un rapporto di amicizia con il mio strumento e so che anche il violoncello ha giorni sì e giorni no.

Quando ho deciso di farlo come facoltà in università, ma soprattutto l’ho capito quest’anno in Israele, perchè mi sono state date tante possibilità di collaborare con professionisti e mi è stata data fiducia.


In Israele, anche Terra Santa, ho scoperto tantissime cose. Alcune riguardano la vita di tutti i giorni.


Per esempio, si passano minimo tre metal detector al giorno. Altre, invece, riguardano la propria spiritualità. In Terra Santa c’è tanta energia forte e positiva, nonostante ci sia una costante tensione tra le tre religioni monoteiste. Altre ancora riguardano questo piccolissimo stato, Israele, che è bellissimo, in poco spazio si trovano paesaggi incantevoli. Ultimo, ma non meno importante per me, è la musica. Regna dalla classica al kletzmer alla tradizionale araba.


Mi aspettavo un paese diverso, più chiuso forse, e pensavo di incontrare difficoltà con le persone del posto. Invece, pian piano, mi sto ambientando.


Sono state per ora poche: non è semplice vivere in un posto dove è molto complicato avere il visto quindi è difficile rimanere.


Anche se non si conosco le lingue parlate, ebraico e arabo, si possono imparare e le persone sono sempre pronte ad aiutare.


Questa esperienza significa moltissimo sia per la mia professione che per la mia persona. Per la mia professione perché mi è stata data la possibilità di suonare con orchestre ed ensemble professionali e sto suonando in molti concerti. Mi sto concentrando soprattutto sulla musica barocca con strumenti originali.

Personalmente mi ha aiutato e fatto crescere moltissimo: sto imparando a non dare niente per scontato, a non giudicare le persone per il loro credo o in base alle loro origini, qui si incontra davvero tutto. Sto vivendo anche molto a contatto con il mondo arabo che è interessantissimo e non così spaventoso. È un concetto molto importante da ribadire al giorno d’oggi vista le tensione che si sta creando in Europa. Ho amici sia palestinesi sia israeliani.

Sono diversi, in particolare: Marin Marais, Johann Sebastian Bach, Ludwig Van Beethoven e Dmitrij Shostakovich.

De Andrè e Fabri Fibra.

I prossimi progetti sono concerti di musica barocca in Israele fino a luglio e poi audizioni di musica barocca per le Hochschule del nord Europa.

Per quanto riguarda la musica di prepararsi a studiare tanto, a spostarsi molto, a non aspettarsi di avere subito delle gratificazioni – verbali o economiche – perché bisogna darsi da fare per averle, ma è una scelta molto bella. Io, per esempio, non tornerei indietro. Per quanto riguarda Israele: armarsi di pazienza, perché sono un po’ diversi dai modi europei, di arrivare e aprire la propria mente: si può scoprire tantissimo se si arriva senza pregiudizi.

Sì, il mio modo di lavorare è cambiato molto: bisogna imparare a preparare più concerti insieme, per insegnare poche parole e molti fatti perché non parlo la loro lingua, quando si lavora con i professionisti bisogna essere sempre al top.

Di Varese mi è mancata la mia famiglia a cui sono molto legata. Altre cose onestamente non mi sono mancate, l’ambiente musicale varesino non è dei più aperti, si potrebbe fare molto di più, ma c’è ancora da lavorare per avere risultati.