Viva il salame: la Lega silura l’Europa

Ieri, dopo giorni di polemiche sul cibo, la provocazione di Candiani: «Alla faccia degli Eurodisgustosi». Bocciate cavallette&Co. Ma dal Veg’n’Roll spiegano la scelta salutista: «È un’alternativa da provare»

Dopo l’allarme lanciato dall’Oms, si fa serrato il confronto tra i sostenitori di un’alimentazione vegana e coloro che, invece, non rinuncerebbero mai alla carne rossa. Ieri era il World Vegan Day. Una ricorrenza che il senatore leghista ha “onorato” pubblicando su Facebook una foto provocatoria, in cui il suo sorriso fa capolino dietro a un vassoio pieno di affettati. «Alla faccia degli Eurodisgustosi

che ci vogliono far mangiare scarafaggi, larve, cavallette e altre schifezze varie. Viva il salame, il prosciutto e la bresaola» ha scritto Candiani. Il post ha totalizzato centinaia di like in poche ore. Tra i commenti, si legge: «Ultimi veri difensori e guerrieri della normalità di fronte a una civiltà ormai al declino più totale». E ancora: «D’accordo al mille per cento».

Ma non tutti i varesini la pensano così. Abbiamo fatto due chiacchiere con i due giovani vegani che hanno aperto il ristorante Veg’n’Roll in via Morosini. Si chiamano Davide Maffioli e Tiziana Caretti e si nutrono esclusivamente di cibi cruelty-free, cioè liberi da qualsiasi sofferenza provocata agli animali. Anche il loro ristorante (che a pranzo è self service) prevede l’assenza totale di prodotti di origine animale, come carne, pesce, uova, latte, latticini, formaggi e prodotti raffinati o lavorati con scarti animali, come le gelatine alimentari o lo zucchero. «La mia è una scelta salutistica, quella di Tiziana una scelta etica – spiega Davide – I nostri due mondi si sono uniti e hanno fatto nascere il locale Veg’n’Roll, nel quale proponiamo una cucina vegana e macrobiotica. Puntiamo su una dieta equilibrata: non sempre, infatti, chi mangia vegano si nutre in modo salutare. I principi della macrobiotica, invece, puntano a mettere nel piatto tutti gli alimenti di cui si ha bisogno nella giusta quantità. Io sono stato crudista, ma non stavo bene». «Adesso, con questa dieta, mi sento più leggero in tutto il corpo. E poi sento una maggiore chiarezza nel pensiero, perché il cibo di cui ci si nutre cambia al visione del mondo. Sicuramente, io e Tiziana ci si sentiamo più in sintonia con noi stessi». I due ristoratori non hanno notato un incremento di clienti da che l’Oms ha additato la carne come alimento pericoloso. Ma il negozio va bene, segno che i Varesini apprezzano la cucina vegana, anche se non ne fanno una filosofia di vita. «Di tutti i nostri clienti, credo che quelli davvero vegani siano solo il 10 per cento – spiega Davide – La restante parte è onnivora e viene nel nostro ristorante perché vuole mangiare alimenti vegani per provare qualcosa di diverso. Ogni giorno il menù cambia e le nostre proposte piacciono».

E se, visto l’inasprimento dei toni di questi giorni, dovesse arrivare qualche cliente con tanta voglia di polemizzare? «Io stesso sono stato carnivoro fino a qualche anno fa e se qualcuno mi parlava di vegani lo mandavo a quel paese, quindi non mi sento di dover dire niente a nessuno. Io credo che la cucina vegana sia un’alternativa anche solo per una sera. Quello che si mangia il giorno dopo non mi interessa» conclude Davide. Morale: ci si può appellare a qualsiasi argomentazione, ma il detto «vivi e lascia vivere» è la soluzione migliore quando ci si confronta con scelte sostanziali, come quelle che hanno a che fare con il cibo che si mette nel piatto.