Busto Arsizio Le armi per uccidere il sindaco di Gela, Rosario Crocetta (Pd), dovevano arrivare da Busto, la città del clan degli Emmanuello. E dovevano essere armi pesanti, per poter fare una strage e uccidere l’uomo che prima aveva messo alla porta del Comune di Gela la moglie del boss Daniele Emmanuello (all’epoca dei fatti latitante) e poi ostacolato gli affari delle imprese amiche che volevano gestire gli appalti pubblici. E così l’asse criminale che lega la Lombardia alla Sicilia aveva decretato la morte di Crocetta.La polizia ha anticipato le mosse dei mafiosi e la procura della Repubblica di Caltanissetta ha ordinato l’arresto di Maurizio Saverio La Rosa, 40 anni, e Maurizio Trubia, di 41, entrambi di Gela e entrambi accusati di associazione mafiosa.Il quadro investigativo è stato completato poche settimane fa, quando ha iniziato a collaborare con i pm un boss mafioso, Carmelo Barbieri: "È in atto un progetto di omicidio nei confronti di imprenditori gelesi – ha svelato il
6 marzo scorso – fra cui il gruppo che si aggiudicò l’appalto della spazzatura, proprio perchè si sono rifiutati di pagare il pizzo, determinando gravi disagi per i detenuti, non più in grado di ricevere gli stipendi e pagare gli avvocati". "Del progetto di dare una lezione agli imprenditori del settore edile o del settore rifiuti che non volevano pagare il pizzo – dice il pentito – ribadisco che è stato La Rosa, reggente del gruppo Emmanuello, a dirmi dell’iniziativa. La ragione è innanzitutto per il mancato pagamento del pizzo ma anche per ristabilire la supremazia sul territorio".Crocetta ha voluto ringraziare i poliziotti e i magistrati che hanno sventato questo attentato. "Domani è il 25 aprile, ma Gela e la Sicilia devono ancora vivere il proprio 25 aprile, la liberazione dalla mafia" le prime parole del sindaco gelese dopo gli arresti. "Vogliono fermarmi – ha aggiunto – ma non ci riusciranno, più mi minacciano, più sono spinto a continuare".
f.artina
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