Yama a Baku, dentro o fuori dall’Europa Con il tifo dell’ambasciatore italiano

BUSTO ARSIZIO «In campionato come stanno andando?», chiede di botto l’ambasciatore a Baku Mario Baldi. Non sarà l’unica domanda del nostro rappresentante diplomatico, in una telefonata di puro divertimento in salsa sportiva. «C’è la diretta streaming dalle 15!», annuncia con entusiasmo il buon Giorgio Ferrario dalla capitale azera.

Occuparsi della Futura, assai spesso, è sperimentare il mistero del bello. Rendersi conto come nessuno abbia dimenticato, gioire della semplice possibilità di poter avere le ragazze a portata di clic. Due arabeschi sulla stessa moneta: ci vuol poco a chiamare un sorriso, a sentirsi più vicini nella lontananza. Il ritorno degli ottavi Cev con l’Igtisadchi dà la misura della semina, e del raccolto. Il personale d’ambasciata, nella trafila telefonica, alle parole pallavolo e Yamamay s’è aperto come il mar Rosso: «Eravamo tutti al palazzetto due anni fa! Avvisiamo subito l’ambasciatore». Il quale, memore di visi e vissuto, ha tirato su la cornetta per la più classica delle interviste al contrario.

Estratti di pensiero. Mario Baldi: «Se la grinta e la cattiveria sono quelle delle finali 2010, non possono permettersi altro che passare il turno. Baku porta fortuna». Mentre parla, verso le 17 locali, le 14 nostre, le farfalle stanno facendo la borsa per l’allenamento. In mattinata «gruppo al completo per una passeggiata in centro, curato e quasi lussuoso come e più dell’altra volta. Però c’era troppo vento e siamo rientrati alla svelta: che freddo che arrivava dal Caspio!». Ipse dixit Giorgio Ferrario.

Nella foto che vedete, risalente al 21 marzo 2010, l’ambasciatore Baldi è con la moglie tedesca Nicolette, di fianco alle figlie Selina in casacca rosso Yama e Jasmin in giallo Carpisa, quella del libero sino all’anno passato. Adesso hanno 12 e 13 anni. Cuore di papà: «Le immagini indelebili di quella Final Four sono due. Le mie figlie che fanno un tifo pazzo, trascinando me e Nicolette; io in mezzo al campo con il sorriso stampato, dentro alle foto ufficiali della premiazione assieme a giocatrici e dirigenti. Attimi in cui ti senti ancora più orgoglioso della nostra bandiera».

Yamamore: «Se Selina è diventata una giovane pallavolista lo deve alla società di Busto. Con la sorella frequentano una scuola americana, dove spingono al basket anche le femmine. Ma lei no, dopo la vittoria in semifinale con il Rabita s’è messa in testa che doveva fare pallavolo. C’è riuscita».
Fatti noti, ma vale la pena sentirseli dire dall’interno: «La pallavolo femminile qui è il secondo sport di squadra dopo il calcio, hanno entusiasmo e non mancano le risorse economiche. Ingaggiano tante straniere di successo, ho avuto il piacere di incontrare Anzanello e Calloni, organizzeranno le Final Four di Champions. Gli azeri, in generale, ammirano l’Italia: nel 2006 hanno addirittura festeggiato la nostra vittoria ai Mondiali di calcio. Il connubio sport e moda unisce i motivi per cui ci considerano un esempio da imitare: quindi, Yamamay, visto che li porti entrambi e hai un negozio qui in centro, vedi di espugnare Baku… con ammirazione!».
Il talento somiglia all’elettricità: non bisogna capirlo, solo usarlo. Ne avete da vendere, forza ragazze perché l’Europa è un diamante da coccolare.

Samuele Giardina

a.confalonieri

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