Yama, una pazzia che fa storia Alle finali di Champions in un set

Una vittoria da Unendo Yama, di sofferenza, di terrore che diventa gioia. Busto Arsizio va alle final four di Istanbul, a calendario sabato 9 e domenica 10 marzo, uscendo viva dal golden set (11-15) dopo avere subito l’Azerrail, 3-0 il computo della gara tradizionale (25-23, 25-18, 25-21), e il clima decisamente particolare imposto dai segnalinee, inqualificabili da quanto sono stati domestici.

Carlo Parisi conferma la fiducia a Maren Brinker per Juliann Faucette, perlatro debilita da problemi intestinali, come a Marcon alle prese con un problema al tendine. Inserisce Gilda Lombardo nel terzo per quest’ultima, ottenendo qualche buona risposta. Ma nel 15 decisivo si riaffida giustamente alla pretoriana Marcon. Bisconti, pedina preziosa, si fa male in mattinata e va kappao. Nella partita normale, le farfalle giocano discretamente solo il parziale d’esordio, potenzialmente incanalato sui corretti binari emotivi: gl’ineffabili segnalinee azeri chiamano fuori una palla a Brinker dentro di 20 cm., è 22-20 ma Busto si rialza con Arrighetti e Brinker, peccato Marcon sbagli due attacchi dal 23 pari. Il set due esiste e non esiste, nel senso che le biancorsse si sciolgono come neve al sole, mentre nel terzo non riescono a fare fruttare un positivo 14-18 (parziale Azerrail di 8-1).

Insomma, l’Azerrail non ci fa vedere biglia, di contro noi facciamo molto poco per metterlo in difficoltà: scarsa incisività in battuta, scelte di Caracuta obbligate anche dal fatto che nessuna la mette giù. Le locali, magistralmente dirette da Sadurek, colpiscono con l’imprendibile Hodge, spesso sopra al muro, riescono a chiamare in causa le centrali molto più che all’andata, fanno male dai nove metri con la battuta in salto di Flier.

Un bicchiere d’acqua per loro, sino al golden set. Partiamo da una tradizione: Busto ne ha giocati quattro e vinti altrettanti, vorrà pure dire qualcosa. Quindici decisivo in cui i ruoli s’invertono: Chiappini gioca la carta Lehtonen per Sorokaite, non paga, mentre dalla nostra paga la glacialità di Brinker (superba quando conta), dell’efficienza del muro e della crescita esponenziale della fallosità Azerrail. Sadurek, sin lì perfetta, va sotto, così come le sicurezze di squadra. Il tabellone dice 3-7, rientra Sorokaite, ma un giro in battuta di Flier, più uno dei pochi lampi di Hodge seguito da due errori biancorossi, mettono la lancetta sul pari (9-9). Ci pensa Brinker con due mani-fuori (9-11) a costruire la fuga verso Istanbul.

Una fuga da Futura Volley, presa perché quando conta escono l’essenza del progetto sportivo, i valori del gruppo e la capacità di credere oltre l’ovvio. Per carità: l’Azerrail sul doppio confronto ha meritato molto di più, se non ci fosse l’ingiusta regola del golden set a Istanbul ci sarebbero loro. Ma visto che c’è, ed è l’ultima stagione, perché non approfittarne?

Samuele Giardina

a.confalonieri

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