Yemen/ Chiusa la quarta ambasciata; Italia vuole concertazione Ue

Yemen/ Chiusa la quarta ambasciata; Italia vuole concertazione Ue


Roma, 5 gen. (Apcom)
– La Francia è diventata il quarto Paese occidentale a chiudere la sua ambasciata nello Yemen, in seguito alle minacce ricevute da un gruppo legato ad al Qaida, mentre su questo tema la posizione dell’Italia resta che sia necessaria una concertazione europea. Per le missioni diplomatiche di Stati Uniti e Gran Bretagna un analogo provvedimento, preso già da domenica, è stato confermato ieri.

Le chiusure delle ambasciate non sono state comunque determinate dai sei camion carichi di armi di cui le forze di sicurezza di Sana’a hanno perso le tracce. Lo hanno reso noto responsabili della Gran Bretagna – una delle nazioni che con Stati Uniti e Francia ha chiuso la sue sede diplomatica – citati dalla Bbc.

Al Qaida nella penisola arabica la scorsa settimana ha rivendicato il fallito attentato al volo Amsterdam-Detroit della Northwest Airlines. E ha sollecitato attentati contro i “crociati” nelle ambasciate. Da ieri tutti i viaggiatori diretti in America sono inoltre sottoposti a supplementari e rigidissime misure di sicurezza, introdotte dal governo di Washington.

La chiusure dell’ambasciata francese a Sana’a giunge dopo l’analogo annuncio di Giappone, Stati Uniti e Gran Bretagna, mentre la Germania ha chiuso l’ufficio consolare e la Spagna ha annunciato possibili restrizioni all’ingresso nella sede.

Prima di chiudere la sua ambasciata a Sanaa l’Italia “crede che si debba decidere come Europa e che quindi sia necessaria un’immediata riunione di coordinamento che abbiamo chiesto e che ci sarà proprio questa settimana venerdì 8 gennaio”: lo ha ribadito il ministro degli Esteri Franco Frattini in un’intervista esclusiva al Tg3, dopo che quattro paesi (Usa, Gran Bretagna, Francia e Giappone) hanno chiuso le loro sedi diplomatiche in seguito alle minacce di Al Qaida.

Sul fatto che lo Yemen sia un fronte importante per la lotta al terrorismo, Frattini ha spiegato lo Yemen va aiutato, “anche economicamente”: “Dobbiamo in qualche modo comprendere che una strategia anti-terrorismo richiede cooperazione e prevenzione non soltanto strategie militari”, ha sottolineato il titolare della Farnesina.

Sull’eventuale unione di gruppi jihadisti yemeniti e somali, Frattini non si è detto stupito: “Non è una novità, questa saldatura vi è purtroppo, un lungo asse che corre tra lo Yemen, la Somalia e il Corno d’Africa e l’Africa sahariana, se è vero che i nostri connazionali rapiti in Mauritania sono nelle mani di gruppi legati ad Al Qaida. E’ una verifica che stiamo facendo ma è verosimile”.

Red

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