Zona stazioni inadeguata. Sos traffico in tutta la città

Con il rientro dei pendolari, la zona andrà nuovamente in crisi: ma a soffrire è tutto il capoluogo

Una rivoluzione del traffico è stata più volte immaginata per Varese, specialmente nella zona delle stazioni che soffre a causa d’infrastrutture storicamente irrazionali, è inadeguata ai tempi e agl’ingorghi, non propone -come dovrebbe, data la sua importanza simbolica e pratica- un modello d’armonia urbanistica. È un fronte territoriale d’accoglienza primaria, ma regolarmente negletto come se fosse di secondario valore, nel perpetuarsi d’una tradizione d’incuria affermatasi nell’epoca del modernismo postbellico e accettata come ineluttabile dalla contemporaneità. La soluzione strategica era stata prospettata negli anni Sessanta, quando s’ipotizzò la copertura del tratto fra largo Flaiano e i piazzali Trieste e Trento. Uno sbocco utile all’Autolaghi, con la possibilità concessa al traffico diretto verso est di lambire le vie Magenta e Piave e dirigersi, oltrepassato l’incrocio Milano-Morosini, verso via Casula e da qui in direzione di viale Belforte. Idea, a dire il vero, non nuova: se ne era parlato, e con singolare preveggenza, addirittura negli anni Quaranta, senza peraltro che vi si desse corso. A volte l’eccesso di lungimiranza è d’ostacolo a felici intuizioni. Cosa in cui Varese s’è dimostrata maestra, come dimostra il ritardo con cui si è realizzato il parcheggio sotterraneo di piazza Repubblica, contrastato all’inizio degli anni Sessanta perché -secondo il pensiero politico d’allora- sembrava un delitto pubblico affidarne la gestione ai privati. A proposito dell’area delle

stazioni, va aggiunto che rimane insoluto -né addirittura vi sono avvisaglie esplicite di volerlo affrontare- il problema dell’uscita dal parcheggio in fianco all’edificio delle Ferrovie dello Stato. Già è complicato accedervi (e praticamente impossibile al forestiero, non aiutato da indicazioni per raggiungere il luogo), ma lo è ancora di più venirne fuori a causa dell’angusto sbocco semaforico. Gl’incolonnamenti sono costanti, e diventano un calvario nelle ore di punta, quando i pendolari recuperano l’auto posteggiata nel ricovero vicino ai binari, ampliato a suo tempo senza essenziali provvedimenti di contorno. A nessuno sfugge l’obiettiva difficoltà d’escogitare la soluzione appropriata, però a tutti appare evidente che bisogna comunque trovarla. Occorre ridisegnare la trama viabilistica dei piazzali Trento e Trieste, d’una parte del viale Milano e dei collegamenti dell’uno e dell’altro con via Casula, via Maspero e via Morosini. Va infine ripensata l’area di sosta dei pullman, rendendola funzionale al servizio pubblico e non ostativa del traffico privato. Nell’agenda urbanistica della nuova amministrazione comunale, in cui figura l’impegno a ristudiare la questione della viabilità nel suo insieme, non sfigurerebbe un promemoria riguardante il dettaglio piccolo e tuttavia importante della fruibilità del posteggio delle Fs. Specialmente considerando l’ottica di sviluppo del quartiere che da anni viene dichiarato basilare tra le progettualità civiche. Ma che fino ad oggi non ha ottenuto alcuna vera considerazione.