Cavalla lasciata morire tra rifiuti e incuria: denunciata una donna nel Varesotto

L’animale, trovato in gravissime condizioni a Castelveccana, è stato soppresso dai veterinari per evitare ulteriori sofferenze. I carabinieri Forestali contestano il reato di maltrattamento aggravato dalla morte

Una cavalla denutrita, disidratata e ormai in condizioni cliniche irreversibili è stata trovata dai carabinieri Forestali in un’area agricola degradata a Castelveccana. Per la proprietaria dell’animale è scattata la denuncia con l’accusa di maltrattamento di animali aggravato dalla morte.

L’intervento è nato dalla segnalazione di un cittadino che aveva notato le condizioni critiche in cui versava l’animale. Sul posto sono arrivati i militari del Nucleo Forestale di Laveno Mombello insieme ai veterinari di Ats Insubria per effettuare un sopralluogo e verificare la situazione.

Secondo quanto ricostruito durante gli accertamenti, la cavalla era custodita in un terreno caratterizzato da forte degrado ambientale, tra materiali di scarto e oggetti potenzialmente pericolosi, senza adeguate strutture di riparo dalle intemperie.

I veterinari hanno riscontrato un grave stato di deperimento fisico accompagnato da una profonda lesione infetta al garrese che, stando agli accertamenti, non sarebbe mai stata curata con trattamenti specialistici adeguati. La proprietaria avrebbe tentato di gestire autonomamente la ferita utilizzando comuni farmaci da banco, senza ricorrere a un intervento veterinario specifico.

Le condizioni della cavalla sono apparse subito estremamente compromesse. Nonostante le cure d’urgenza prestate sul posto dai sanitari, il quadro clinico è stato giudicato irreversibile e i veterinari hanno deciso di procedere con l’eutanasia per evitare ulteriori sofferenze all’animale.

Al termine delle verifiche la donna è stata denunciata all’autorità giudiziaria. Il reato contestato prevede pene che possono arrivare fino a tre anni di reclusione.

I carabinieri Forestali ricordano inoltre che il maltrattamento animale non si limita agli episodi di violenza diretta, ma comprende anche situazioni di abbandono, omissione di cure e detenzione incompatibile con il benessere dell’animale, quando tali condizioni ne compromettono la salute fisica e psicologica.